CURE NON FARMACOLOGICHE: EFFETTI POSITIVI IN ALZHEIMER

    179
    CURE NON FARMACOLOGICHE

    Con l’aumentare dell’età cresce il rischio che la persona evidenzi un declino cognitivo, seppur lieve. I principali rischi che possono incidere sul decadimento sono: predisposizione genetica, diabete, fumo, depressione, ipertensione, alti livelli di colesterolo nel sangue, sedentarietà, mancanza di stimoli intellettivi e sociali. Per contrastare eventuali perdite cerebrali occorre agire sul fronte dei fattori di rischio, riducendone l’impatto negativo attraverso buone regole di vita come alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, pochi alcolici, niente fumo ed un adeguato training cognitivo. Anche se il fenomeno dell’invecchiamento cerebrale è naturale e fisiologico è confermato che tenere allenata la mente riduce l’invecchiamento e potenzia la memoria. Prendere parte ad attività di stimolazione cognitiva durante tutta la vita di una persona, dall’infanzia alla vecchiaia è importante per la salute del cervello in età avanzata. Quanti di noi di fronte ad un decadimento cognitivo pensano di ricorrere a cure non farmacologiche?
    “In Italia più di un milione di persone soffrono di demenza, di queste circa 600mila soffrono della forma più diffusa, ossia la malattia di Alzheimer. La demenza Alzheimer è ormai un problema di sanità pubblica e lo sarà sempre di più nei prossimi anni a causa del progressivo tasso di invecchiamento della popolazione. In merito a questo aumento di decadimento cognitivo la ricerca si pone l’obiettivo di individuare le cure non farmacologiche”, così in un articolo del Corriere della sera che riporta i dati emersi da uno studio condotto dai ricercatori dell’Irccs “Inrca” Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico per anziani di Ancona. Tale ricerca, che ha coinvolto oltre 300 anziani, ha l’obiettivo di sperimentare gli effetti di un programma di allenamento mentale o training cognitivo per mantenere e recuperare le abilità intellettive negli anziani senza utilizzare farmaci. Gli anziani sono stati coinvolti in varie attività: dall’apprendimento di tecniche mnemoniche, di concentrazione e di orientamento, alle strategie per ricordare eventi e appuntamenti, dai metodi per utilizzare la scrittura funzionale alla memorizzazione anche attraverso l’utilizzo di liste, calendari e agende, fino alla creazione di brevi racconti, che aiutano a fissare i ricordi e migliorano la padronanza del linguaggio. Nel programma sono presenti anche alcuni giochi come parole crociate, carte e sudoku. I risultati evidenziano un miglioramento nelle performance e dello stato psicologico.
    Secondo i ricercatori, si tratta di risultati promettenti anche in un’ottica di prevenzione dell’Alzheimer.

    Per saperne di più leggi l’articolo del Corriere della Sera