Informarsi e parlarne: il cancro si previene e si combatte anche così

A Campobasso un incontro promosso dalla Fondazione Giovanni Paolo II

34
cattolica

Abbiamo tutti paura e spesso ci chiediamo se facciamo abbastanza: il cancro si combatte con la prevenzione, con le cure e anche con l’informazione.

Quattro tumori su dieci sono prevedibili e prevenibili, ma occorre conoscere quali e come bloccarli in tempo. Proprio con questo obiettivo la Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso ha organizzato in collaborazione con la Parrocchia di San Antonio di Padova e l’Associazione “Amici della Cattolica” il convegno “PREVENZIONE E NUOVI APPROCCI TERAPEUTICI CONTRO I TUMORI” in programma mercoledì 13 dicembre alle ore 18.45 nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova a Campobasso (via Duca Degli Abruzzi, 8 – 86100 Campobasso).

L’informazione è anche il canale da percorrere per aumentare le conoscenze sull’importanza della ricerca e sul valore che ha il contributo di ogni singola persona. E’ fondamentale che la ricerca oncologica continui, su tutti i tipi di tumori, per migliorare la vita di milioni di malati.

Negli ultimi anni sono stati compiuti passi da gigante nel campo della cure dei tumori. Oggi anche quando non è possibile arrivare alla guarigione, si riesce comunque in molti casi a cronicizzare la malattia, con pazienti che possono condurre una vita normale anche per molti anni. E questo riguarda tutte le principali forme tumorali, a partire dal seno, in cui ormai anche l’azione contro i carcinomi metastatici offre grandi risultati, del polmone e del colon retto che resta il più diffuso sia negli uomini che per le donne.

Tra le novità più importanti ci sono certamente quelle relative al tumore al polmone, dove con l’immunoterapia si ottengono risultati fino a pochi anni fa impensabili. I dati presentati nell’ultimo congresso Esmo 2017 riguardano sia in pazienti con un tumore localmente avanzato, sia quelli con un carcinoma metastatico e poiché oggi meno del 20 per cento dei pazienti con cancro al polmone è vivo dopo cinque anni dalla diagnosi, c’è grande attesa verso gli esiti delle nuove sperimentazioni.