Il mandarino: storia e benefici

109

Con il cambio di stagione e l’arrivo dell’autunno, non solo muta il nostro guardaroba, ma si trasformano anche le nostre tavole, facendo spazio a cibi caldi e avvolgenti e a tavole accoglienti. La frutta autunnale, elemento che chiude i pasti assieme al dolce, è ricca di vitamine e sali minerali preziosi per la salute.

Come ogni elemento presente in natura, anche questi frutti portano con sé i colori della stagione in corso: arancione, marrone, amaranto, giallo, ocra. I principali frutti di questi mesi sono l’uva, i cachi, il melograno, le castagne, le mele, le pere, le nocciole, le mandorle, le noci, i pinoli, i kiwi. Anche se il loro consumo è consigliato dal mese di gennaio a marzo e nel mese di dicembre, i mandarini vengono acquistati e consumati anche nel periodo autunnale. Essi esplicano una particolare azione sedativa sul sistema nervoso, dal momento che contengono più bromo dell’arancia ed è utile consumarli a cena, nei casi di insonnia. Il mandarino è anche indicato sia per il benessere dell’intestino sia per le diete, perché si presenta come un frutto nutriente e facilmente digestivo. In pasticceria è molto utilizzato per torte, crostate, marmellate e gelatine, mentre il succo è utilizzato per la preparazione di budini, charlotte e mousse.

Il mandarino ha davvero una storia particolare: è stato introdotto in Europa nella prima metà dell’800 come pianta ornamentale. Approdò a Malta e più tardi in Sicilia dove, grazie al clima caldo e favorevole,  si  ambientò molto bene, ed è diventato uno dei frutti più gettonati sulle nostre tavole. Il nome scientifico è Citrus reticulata che, oltre ad essere un delizioso frutto da gustare, è anche molto antico. Molti botanici lo considerano precedente alle arance e ai limoni. Quel che è certo è che accanto alle proprietà organolettiche, oli essenziali, vitamine e flavonoidi, possiede anche proprietà simboliche.

La parola mandarino deriva dal colore dell’abito arancione dorato dei sapientissimi intellettuali imperiali dell’antica Cina che interpretavano la volontà del cielo e la trasmettevano all’imperatore. I famosi Mandarini erano letterati e poeti, depositari di una saggezza superiore a ogni sapere tecnico. In realtà il termine originale cinese era Guan e designava l’addetto alla riscossione dei mandarini di grossa taglia offerti come prezioso tributo all’imperatore. Ma oltre alla casta di altissimi funzionari, il termine passò ad indicare la lingua elitaria del Nord della Cina, come se ci fosse una sorta di affinità tra la nobiltà della carica e quella del frutto, ma anche tra l’eccellenza del sapere e quella del sapore.

Il mandarino, sin dall’antichità, si è fatto notare per le sue notevoli proprietà terapeutiche. Del frutto non si butta nulla: la sua buccia infatti è piena di limonane che potrebbe ritardare l’invecchiamento della pelle. È ricco di vitamina C, essenziale per mantenere reattivo e vigile il cervello, il mandarino è anche ricco di fibre e carotene e possiede anche molte vitamine del gruppo B e vitamina A, oltre ad una consistente percentuale di ferro, magnesio e acido folico. La polpa del mandarino (ricca di vitamina C), è utile per prevenire il raffreddore e protegge mucose e capillari, la vitamina P, invece, combatte la ritenzione idrica e favorisce la diuresi; inoltre contiene calcio, potassio e fibre, indispensabili per le ossa e regola anche la pressione arteriosa.

Gli scienziati del National Institute of Fruit Tree Science sostengono che il mandarino avrebbe proprietà antitumorali e proteggerebbe il cuore. I ricercatori australiani dichiarano che il consumo di mandarini ridurrebbe del 50% le probabilità di cancro del tratto digestivo e del 20% di ictus.