Nomofobia, quando lo smartphone è una dipendenza

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    Nomofobia, quando lo smartphone è una dipendenza

    Ansia, stress e attacchi di panico. Tutti creati dalla nostra dipendenza dagli smartphone. E’ la “nomofobia”, la nuova patologia legata all’uso eccessivo del cellulare. La fobia non riguarda soltanto il panico che ci assale all’atto dello smarrimento del telefono, ma anche la paura che ci sia poco campo per ricevere ed effettuare chiamate o quando la nostra batteria è scarica. Secondo uno studio della “SecurEnvoy”, un’azienda inglese specializzata in password digitali, sei persone su dieci soffrono di “dipendenza da telefonino”. Il disturbo ci porta a controllare la presenza del telefonino almeno 34 volte al giorno e a portarlo sempre con noi, persino quando andiamo in bagno. Le persone che ne soffrono, secondo quanto evidenziato sul “DailyMail”, mostrano incapacità a spegnere il cellulare, controllano ossessivamente il presunto arrivo di chiamate, e-mail e sms. I più colpiti dalla fobia sono i giovanissimi tra i 18 e i 24 anni, con il 77% che è assolutamente inabile a separarsi dal telefonino anche solo per pochi minuti, seguiti dalla fascia tra i 24 e i 35 anni di età con una dipendenza del 68%. Gli smartphone sostituiscono le persone. In una prima fase di sviluppo di questo mezzo di comunicazione si apprezzavano solo le sue qualità. Ora il cellulare è diventato uno scrigno di fotografie, segreti e ricordi e un accesso alla società, partendo anche dall’utilizzo del social network con la condivisione di immagini e lo scambio di messaggini istantanei gratuiti, sostituendo l’essere umano.
    I nomofobici cercano di evitare gli stati ansiosi mettendo in atto una serie di comportamenti, mantenendo il loro credito sempre attivo, portando il caricabatterie sempre con sè, dando a familiari e amici un numero alternativo di contatto e portando sempre con sé una carta telefonica prepagata per effettuare chiamate di emergenza se il cellulare dovesse rompersi o perdersi.
    L’uso del cellulare o di altri dispositivi di connessione interferisce significativamente con le normali attività lavorative o familiari o sociali o di studio. In caso di episodi che possano tendere verso questa problematica, si consiglia di rivolgersi ad un psicologo.