Psicologia, cosa c’è dietro un “Selfie”?

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    Psicologia, cosa c’è dietro un “Selfie”

    Ci si confronta sempre di più con una società preda dei social network, a causa del notevole sviluppo della tecnologia e alla diffusione massiccia degli smartphone. L’utilizzo smodato dei social fomenta la mania di ciascuno di noi di riempire le pagine Facebook o Istagram con le proprie immagini.
    Si chiama“selfie” lo scatto fotografico con cui si ritrae se stessi direttamente dallo smartphone o con una webcam.
    A lanciare la moda del “selfie” tra la gente comune sono state le star dello spettacolo, partendo da Paris Hilton, Kim Kardashian e Miley Cyrus con pose ammiccanti. La mania del “selfie” ha spinto ricercatori scientifici a chiedersi cosa spinga una persona a scattarsi una foto e a mostrarla al pubblico e quali sono le aspettative che si intende suscitare in chi ci ammira. A svolgere la ricerca è stato un gruppo di psicologi statunitensi. Gli studiosi hanno analizzato la relazione tra il tempo trascorso su Facebook e l’immagine che le ragazze hanno di sé. Lo studio ha coinvolto 900 ragazze di un college americano. Dai risultati è emersa una relazione significativa tra il tempo che le ragazze spendono sui social network e la percezione negativa del proprio aspetto fisico. Ciò che coinvolge le ragazze nell’utilizzo dei social erano principalmente le foto dei propri amici e conoscenti. Le ragazze subivano negativamente il confronto con le foto appariscenti delle coetanee che le spingevano da un lato a trascorrere molto tempo a guardarle e dall’altro a scattare e pubblicare le proprie foto, facendosi travolgere dalla mania del selfie.
    Contrariamente a ciò che si pensa, le persone coinvolte nella pratica del selfie non sono affatto sicure di sé. Pubblicare una foto non è altro che una ricerca assidua di commenti positivi alla propria immagine e rappresenta il bisogno di accettazione da parte di chi è insoddisfatto e al contempo la necessità di rassicurazioni sul proprio aspetto fisico o sulla sua vita in generale. Si passa dal chiedere al passante il favore di uno scatto ad essere un “foto didatta”. Scattarsi una foto da soli e postarla su Facebook non è sempre un’azione serena di cui si condivide gioia, ma può essere un gesto dettato dall’ansia di ricevere un riscontro positivo. Nell’utilizzo dei social non c’è nulla di male, molti comportamenti sono influenzati da stereotipi e modelli culturali, ma è opportuno tener presente nelle varie situazioni che essi non sono l’unico mezzo di socializzazione. Quando si ha un dubbio esistenziale o ci si sente un po’ frustrati, una passeggiata con una persona cara può dare molte più risposte di un “mi piace” ad un selfie.