RUMORE FANTASMA: MAGGIORE NEGLI ANZIANI

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    RUMORE FANTASMA: MAGGIORE NEGLI ANZIANI

    Le statistiche mostrano un numero sempre maggiore della popolazione che soffre di acufeni, che in parole povere sono i rumori fantasma, inesistenti. Gli acufeni posso comparire a qualsiasi età, anche nei giovani a causa dell’esposizione sempre più intensa a rumori soprattutto nel tempo libero (es discoteca, lettori mp3 ecc). La maggior parte degli affetti hanno età compresa tra 50 – 70 anni. Studi hanno dimostrato che gli anziani sono più inclini a perdita di udito accompagnata da acufeni. Gli acufeni vanno intesi come la percezione da parte del cervello di stimoli acustici endogeni, cioè non provenienti dall’esterno. Questa percezione è dovuta principalmente a una o più delle seguenti cause:  Deficit uditivi, L’acufene può essere il sintomo di processi patologici a carico dell’orecchio, provocati da irritazioni, da traumi, da fattori genetici e da processi degenerativi legati all’età, dall’utilizzo di farmaci ototossici che possono colpire l’orecchio interno sia nella sua porzione uditiva che in quella vestibolare. I deficit uditivi rappresentano la causa principale dell’insorgenza degli acufeni.  Origini somatiche, Apparentemente non hanno nulla a che vedere con l’udito, ma comunque consentono all’orecchio di percepire rumori prodotti in altri distretti come all’interno di un vaso sanguigno (per esempio, in presenza di stenosi della arterie del collo o di malformazioni cardiache), delle articolazioni temporo-mandibolari o di una struttura muscolare (per esempio, nei casi di contrazione dei muscoli dell’orecchio medio o del palato). Fattori psicologici, Alcune situazioni particolarmente stressanti possono portare all’insorgenza dell’acufene. Nel caso in cui questo tipo di pazienti non vengono trattati si chiede al paziente di convivere con un corollario di sintomi psico-emotivi che accompagnano il disturbo, stati d’ansia o sentimenti di depressione. L’acufene, che attira fortemente l’attenzione del paziente, diventa un dolore cronico e rappresenta per i pazienti uno stimolo avversivo, per cui diviene fonte di stress e irritazione. Il paziente tende ad organizzare la propria quotidianità sulla base del ritmo dell’acufene compromettendo seriamente la qualità della vita. Spesso in pazienti affetti da acufeni invalidanti bisogna far fronte al timore del paziente di “essere matto” o di essere in procinto di diventarlo. Bisogna rassicurarlo proponendogli strategie che gli consentono di gestire in maniera differente l’acufene. Questo può risultare anche di grande utilità al medico in quanto l’angoscia suscitata dall’acufene, dal suo carattere di irrecuperabilità, viene spesso riversata sul medico il quale può percepire, non di rado, sentimenti di fastidio e pesantezza. La figura dello psicologo può essere considerata in questo ambito come un elemento che, insieme all’otorinolaringoiatra e all’audiometrista, contribuisce a costruire con il paziente un percorso altamente individualizzato. Curare il paziente affetto da acufene significa far percepire il rumore in maniera meno disturbante. Ad esempio quando una persona si reca ad abitare nei pressi di una stazione ferroviaria o di una strada trafficata, inizialmente il continuo rumore può generare disagio, fastidio e irritazione, nel corso del tempo invece la persona si abitua al frastuono e comincia a non farci più caso nonostante il rumore sia presente. Quando l’acufene è molto fastidioso può generare sentimenti di ansia e agitazione. Si crea così un circolo vizioso nel quale una cosa alimenta l’altra con il rischio di far emergere un senso di impotenza perché non si riesce a deviare l’attenzione. Di conseguenza il pensiero che non esista possibilità di controllo amplifica la paura. Uno dei primi aspetti che si affronta riguarda proprio il fatto che non è il volume che varia, ma è l’attenzione che il paziente rivolge all’acufene.