Sindrome di Stoccolma, quando si ama il proprio carnefice

    Di solito si prova rabbia e rancore verso chi ci fa del male, ma alcune volte si creano situazioni in cui si finisce per amarlo. In questo caso si parla della Sindrome di Stoccolma.

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    Sindrome di Stoccolma, quando si ama il proprio carnefice

    Inizialmente si vive uno stato di forte confusione e terrore per la situazione, poi si finisce per adorare il proprio carnefice. Superato il trauma iniziale la vittima cerca un modo per resistere alla situazione che sta subendo, sviluppando un meccanismo psicologico in cui il soggetto si affida totalmente al proprio carnefice. Parliamo della Sindrome di Stoccolma. La sindrome prende il nome da una vicenda accaduta a Stoccolma. Jan-Erik Olsson di 32 anni, evaso dal carcere di Stoccolma, tentò una rapina alla sede della Sveriges Kredit Bank e prese in ostaggio tre donne e un uomo. La prigionia e la convivenza forzata di ostaggi e rapinatore durò 131 ore al termine dei quali i malviventi si arresero e gli ostaggi furono rilasciati senza che fosse eseguita alcuna azione di forza e senza che nei loro confronti fosse stata posta in essere alcuna azione violenta da parte del sequestratore. La vicenda conquistò le prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Di importante rilievo fu la condizione psicologica delle vittime, dal momento che durante la prigionia gli ostaggi temevano più la polizia che non gli stessi sequestratori.
    L’insorgenza di tale sindrome può dipendere anche dal tempo che i soggetti coinvolti hanno passato insieme, più è lungo, più è facile che nascano sentimenti di affetto, amore o di semplice solidarietà. Ciò accade perché la vittima inizia a sentire la propria vita direttamente dipendente da un altro, il carnefice, e sviluppa un meccanismo psicologico di totale attaccamento verso di lui, credendo così di evitare la morte. La vittima si identifica con il carnefice al punto di arrivare a comprendere le motivazioni per cui l’aguzzino agisce in un determinato modo, finendo per tollerare, senza neanche troppa fatica, le sue violenze, annullando anche il rancore che dovrebbe provare.