Abilitarsi all’estero per insegnare, conviene?

E' così conveniente abilitarsi all'estero, investendo denaro, per poi rischiare che i percorsi svolti in altre università non siano riconosciuti in Italia?

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Perché un aspirante docente decide di conseguire un’abilitazione o una specializzazione per il sostegno all’estero? A prendere questa decisione, ogni anno, sono diverse centinaia di precari, stufi di attendere i tempi lunghi per acquisire il titolo in Italia. Tra le sedi più gettonate figurano Spagna, Bulgaria e Romania. Il prezzo da pagare è salatissimo perché si spendono migliaia di euro per abilitazioni e sulla qualità dei corsi, ci sono molte “recensioni” negative, in quanto esse non sono paragonabili ai percorsi di abilitazione svolti negli atenei italiani. Praticamente rappresentano una “scorciatoia” per centinaia di precari, che in tal modo possono raggiungere abilitazione e specializzazione in un tempo relativamente breve visto che dal 2014 non vengono fatti percorsi abilitanti, i famosi percorsi di TFA. Ma c’è un problema: non stanno riconoscendo le abilitazioni acquisite all’estero.

Nel 2016 Angela ci racconta di essersi recata, in Romania, in una nota università per conseguire i percorsi di specializzazione sulla propria classe di concorso e sul sostegno. Angela ci racconta che i suoi percorsi durano otto mesi e ogni mese doveva andare in Romania, presso la Sede, per sei giorni, ma solo per i primi quattro mesi. Automaticamente credeva di essere abilitata. Peccato che una volta completata la procedura di richiesta di riconoscimento al MIUR, ancora oggi non ha ricevuto nessun riconoscimento e ha dovuto anche impugnare il silenzio del MIUR, quindi investire altri soldi.

La stessa cosa ci racconta Claudia che si è abilitata in Spagna nel 2017. Ad oggi ancora non ha ottenuto nessun riconoscimento. E non le è nemmeno chiaro se il MIUR riconoscerà la sua abilitazione.

Entrambe le ragazze hanno raccontato la loro vicenda ammettendo che i programmi romeni e quelli spagnoli sono molto più semplici di quelli italiani, nei quali era molto complesso accedervi, poiché a numero chiuso e per poter acquisire un’abilitazione sul sostegno è necessario possederne una sulla propria classe di concorso. Per esempio se si è laureati in Lettere Moderne, bisognava prima abilitarsi sulla propria classe di concorso e poi c’era la possibilità di accedere alle prove preselettive sul sostegno, se si superavano, si poteva accedere al corso di specializzazione sul sostegno. Ma negli ultimi anni è stato tutto più difficile in quanto non sono stati più proposti i TFA per abilitarsi sulla propria materia e quindi si è anche impossibilitati ad accedere ai percorsi di specializzazione sul sostegno.

Cosa è accaduto?

Intanto, in Italia, dal 2014 migliaia di studenti hanno conseguito la laurea magistrale e tutti coloro che volevano intraprendere la strada dell’insegnamento, hanno dovuto accantonare quest’idea, oppure la soluzione è stata la fuga all’estero per le abilitazioni. Precedentemente le abilitazioni all’estero, essendo di meno, venivano riconosciute, in seguito il MIUR è stato sempre meno elastico con il crescente sovrabbondare dell’abilitazioni estere, e tutt’ora non è chiaro se, nei prossimi mesi, verranno riconosciute o meno. Il primo stop è arrivato proprio per questi motivi: questo meccanismo è stato definito come “un modo lucroso formalmente corretto (con tanto di pubblicità anche su alcuni siti scolastici italiani), ma che di fatto aggira la qualità della formazione richiesta, a svantaggio dei docenti abilitati in Italia e della stessa scuola che si dovrà avvalere di quei docenti abilitati o specializzati (per qualche mese) all’estero”. Tra l’altro, stando alle nuove leggi, non ci sarà più bisogno dell’abilitazione, ma la laurea magistrale, con i 24 cfu, e i crediti necessari per l’accesso alla propria classe di concorso, sarà titolo abilitante, dopo aver vinto il concorso docenti che verrà bandito nel corso del 2019.

Il Miur con nota prot. 9014 del 29.05.2018 ha fornito precisazioni sulla validità della abilitazione all’insegnamento conseguita in Bulgaria, tenendo conto delle precisazioni fornite dall’autorità competente bulgara NACID secondo cui “l’accesso alla professione e il suo esercizio sono consentiti anche ai richiedenti che, nel corso dei precedenti dieci anni, abbiano esercitato a tempo pieno tale professione per un anno“, con la conseguenza che in assenza di tale requisito di servizio prestato, è da considerare formazione non regolamentata, il Miur ha precisato che le richieste non verranno prese in considerazione se prive dell’anno di esperienza professionale a tempo pieno nelle scuole statali bulgare durante i precedenti anni.

Per il momento sono stati bloccati i riconoscimenti anche per le abilitazioni in Spagna e in Romania, ma per le restrizioni del MIUR, probabilmente non ci saranno buone notizie.