Compiti a casa: perchè si odiano tanto?

È ormai da tempo che genitori e insegnanti riflettono sulla questione dei compiti a casa. Sembra che svolgere i compiti, durante il pomeriggio, sia diventato un sacrilegio; bambini e ragazzi vedono quest’attività come noiosa e pesante, se non inutile. Negli ultimi anni l’attenzione è stata posta solo sugli effetti negativi dei compiti, sottovalutando l’utilità di tale attività.

Il fare i compiti è un’abitudine consueta, quasi naturale, è diventata un vero e proprio valore, grazie alla convinzione che un costante esercizio di ripetizione e di rielaborazione, gioverebbe all’apprendimento. Negli ultimi anni non si parla di riduzione dei compiti, ma addirittura di abolizione, poiché i compiti a casa sono diventati sinonimo di stress per bambini e ragazzi. A causa del grosso carico di compiti, loro non avrebbero la possibilità di dedicarsi ad altre attività poiché, anche se ci fosse ancora del tempo a disposizione, sarebbero troppo stanchi per intraprendere qualsiasi altra attività di svago. Stando a questo discorso, si è pensato che i compiti fossero attività negative e che, quindi, chi assegna compiti è visto con un occhio di disapprovazione. I compiti non vanno bene quando sono troppi. Occorre trovare il giusto equilibrio. I genitori che lavorano hanno poco tempo da condividere con i figli, e se gran parte di esso viene monopolizzato dai compiti, non rimane più tempo per fare altro. Possiamo essere d’accordo con chi sostiene che essi sono controproducenti quando sono esageratamente numerosi e ripetitivi, senza stimolare un minimo di creatività. Qualche insegnante, ancora oggi, usa i compiti a casa come metodo di punizione, ma si sa che l’unico effetto che si ottiene è quello di creare antipatia per la materia in questione, che risulterà ostile, con delle gravi conseguenze:si renderà di meno, e questo andrà anche ad incidere sull’autostima del soggetto in questione. Nel momento in cui vengono assegnati molti compiti, è richiesto anche un surplus di tempo agli stessi insegnanti per correggerli, i quali avranno meno tempo per lavorare in classe.

Quali sono le motivazioni, invece, per le quali i compiti, nella giusta misura, sono una risorsa preziosa?

I compiti a casa servono a fissare e assimilare ciò che è stato spiegato a scuola. I concetti hanno bisogno di essere rielaborati e ripetuti, anche attraverso gli esercizi, complementari alle ore di lezione in classe. Insegnano a sviluppare la concentrazione, utile man mano che gli studi si intensificano, col passare degli anni. Sui banchi è possibile insegnare le tecniche di studio ed è utile che queste cose vengano spiegate in classe. Ma poi il metodo va messo in pratica a casa, anche per organizzare il tempo e l’apprendimento; i compiti a casa danno la possibilità di mettersi alla prova e di sviluppare l’autonomia.

Il considerare i compiti come un peso affonda le sue radici nel carattere degli stessi studenti i quali soffrono nelle scuole per la mancanza di motivazione. Si annoiano e non capiscono l’utilità dell’istruzione. Non riescono a legare la scuola alla vita. Gli adulti, soprattutto genitori e docenti li descrivono come sfaticati e irresponsabili. Probabilmente la scuola non interessa perché è diventata un mondo competitivo dove ciò che conta è il solo voto sul registro.

Bisogna ridar vita ad una scuola nella quale si elaborano giuste motivazioni per studiare, che vanno oltre il voto, regalandole ai ragazzi. Loro hanno bisogno, innanzitutto, di entusiasmo e di strategie di metodo per usare al meglio la propria mente per loro, innanzitutto, e in seguito per la collettività, perché non si vive da soli. Come si vede, c’è molto lavoro da fare.