Disabilità. La didattica a distanza è davvero a misura di tutti?

Campobasso. La didattica a distanza è a misura di tutti? Michele Buscio solleva il problema.

Nella nota ministeriale della Ministra dell’Istruzione Azzolina, per quanto concerne la didattica a distanza, si legge:

La didattica a distanza prevede infatti uno o più momenti di relazione tra docente e discenti, attraverso i quali l’insegnante possa restituire agli alunni il senso di quanto da essi operato in autonomia, utile anche per accertare, in un processo di costante verifica e miglioramento, l’efficacia degli strumenti adottati“. Un paragrafo specifico è dedicato agli alunni con disabilità, il cui “punto di riferimento rimane il Piano educativo individualizzato». La nota afferma che «la sospensione dell’attività didattica non deve interrompere, per quanto possibile, il processo di inclusione. Come indicazione di massima, si ritiene di dover suggerire ai docenti di sostegno di mantenere l’interazione a distanza con l’alunno e tra l’alunno e gli altri docenti curricolari o, ove non sia possibile, con la famiglia dell’alunno stesso, mettendo a punto materiale personalizzato da far fruire con modalità specifiche di didattica a distanza concordate con la famiglia medesima, nonché di monitorare, attraverso feedback periodici, lo stato di realizzazione del PEI“.

Ma la didattica a distanza, soprattutto per le persone con disabilità, non è così semplice, come è stato anche specificato dai docenti di un Istituto di Campobasso. Michele Buscio, che da tempo porta avanti una campagna di sensibilizzazione per il riconoscimento della LIS nella nostra Regione, promotore dell’iniziativa social BarriereTutteGiùPerTerra, forte sostenitore dell’inclusione sociale e culturale delle persone con disabilità, ha scritto pubblicamente una lettera indirizzata alla Ministra Azzolina al fine di evidenziare le innumerevoli difficiltà che sorgono quando è un disabile ad essere dietro uno schermo. Michele Buscio sottolinea che la DAD rappresenta un vero e proprio problema per molti ragazzi disabili poiché l’uso delle risorse digitali può dimostrarsi più complesso per loro.

La Azzolina, due settimane fa, mette in rilievo anche un altro problema e in un post sulla sua pagina Facebook scrive:

Ieri abbiamo sottoposto e fatto approvare in Consiglio dei Ministri una norma: potranno essere chiamati per assistere a domicilio le famiglie che hanno figli con disabilità per consentire a questi ragazzi di fruire delle attività didattiche a distanza. In questo modo garantiamo il necessario supporto alle famiglie, agli studenti. Ma interveniamo anche per risolvere un problema di ordine economico che avrebbe riguardato questi lavoratori. Questo personale, infatti, rischiava di rimanere a casa senza lavoro e senza stipendio“.

Iniziativa, da un lato, lodevole, ma dall’altro, come sottolinea Michele Buscio, “potrebbe rappresentare una decisione dannosa per la salute di tutti, data la rapidità di contagio del Covid-19. Bisognerebbe trovare soluzioni diverse a una problematica già precaria di suo“.

Il nostro vuole essere un intervento che possa motivare alla riflessione, cercando di comprendere che ognuno di noi è diverso e soprattutto la scuola, centro dell’inclusione, della socialità, dell’integrazione e della formazione, dovrebbe escogitare, in ogni situazione, seppur complicata, misure ad hoc per la crescita culturale e personale di tutti i suoi membri.