DEPRESSIONE NELL’ANZIANO, OCCHIO AI SEGNALI

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DEPRESSIONE NELL'ANZIANO

Cresce in modo preoccupante il tasso di depressione tra gli anziani, prevalente tra le donne (in un rapporto di 2:1). Nella depressione non sono più presenti le normali oscillazioni dell’umore, ma si vive un cambiamento cronico e continuo. L’umore è basso, sproporzionato, tende a non risalire. Le emozioni sono negative, anomale per durata, intensità e appropriatezza.

La tristezza non si riesce a superare, è una sofferenza profonda e mal definibile, persistente e radicata, scollegata da nuovi stimoli, e che non porta ad individuare nuove possibilità e soluzioni. Nulla è più capace di far provare piacere. Il funzionamento dell’organismo risulta alterato in suoi aspetti fondamentali (appetito, sonno, desiderio sessuale), così come l’espressione del viso, il tono della voce, la velocità dei movimenti e del parlare, la percezione dell’energia disponibile per impegnarsi in una qualsiasi attività.

Quando c’è uno stato depressivo tutto richiede uno sforzo enorme. I pensieri tendono ad essere negativi, tutto è “nero” o irrisolvibile. Il corpo è stanco, dolorante o “consumato” dall’inquietudine, più fragile. Si può avere l’impressione che le idee scorrano rallentate. E’difficile concentrarsi, pianificare, la memoria sembra non funzionare più come prima.

Diversi sono i fattori che possono causare questo “stato oscuro”: Un precedente episodio di depressione e una storia familiare di depressione o personale, indicatore di strategie di adattamento poco efficaci di fronte a situazione stressanti. Determinante il fattore solitudine, non solo se causata dalla perdita del coniuge o familiare vicino, ma anche dalla riduzione dei contatti e rapporti sociali e di amicizia, determinati a volte da limitazioni fisiche e spesso dalle modifiche culturali e sociali della nostra società.

La medicina prima di sondare variabili unicamente psichiatriche, indaga sulla eventuale presenza di patologie mediche (es: ipoipertiroidismo), oltre che sul ruolo che le terapie farmacologiche in atto possono avere a livello cerebrale.

La malattia depressiva è spesso confusa con la tristezza. Sebbene il termine “depressione” e “tristezza” siano spesso utilizzati nel linguaggio comune come sinonimi, la tristezza non è depressione, è una comune emozione, al pari di rabbia, gioia, disgusto, sorpresa, paura ecc. La difficoltà diagnostica nel riconoscimento della depressione è dovuta al pregiudizio che la depressione accompagni il normale processo dell’invecchiamento e i sintomi depressivi possono quindi essere mal interpretati come naturali conseguenze della vecchiaia. D’altra parte la persona anziana raramente si lamenta di essere depressa, in quanto a sua volta è convinta che essendo vecchia sia normale sentirsi così; tende più frequentemente ad esprimere il proprio disagio emotivo con sintomi somatici utilizzando il corpo come mezzo attraverso il quale comunicare il proprio malessere. E’ inoltre molto comune nel soggetto anziano il sentimento di vergogna o pudore nell’ammettere la propria fragilità e il proprio bisogno di aiuto. Spesso l’anziano si rivolge al medico lamentando una diminuzione della memoria. In questi casi la paura non dichiarata è che all’origine del disturbo non ci sia una riduzione della memoria legata all’avanzare dell’età, ma che ci si trovi di fronte all’inizio di una demenza.

Bisogna sapere tuttavia che solo il 5% degli ultrasessantacinquenni ha la demenza. Più frequente è la possibilità che i sintomi di riduzione della memoria siano causati da una depressione evidente oppure nascosta. In questi casi la cura delle depressione comporta anche un netto miglioramento delle capacità di memoria. La depressione è una malattia “psicosomatica” che coinvolge l’affettività, le funzioni cognitive, il comportamento e il corpo.