I COLORI DELL’EATWELL

171
I COLORI DELL’EATWELL

Spesso alla demenza si associano disturbi di tipo affettivo e comportamentale, compresi i disturbi del comportamento alimentare. Nelle prime fasi di malattia tali disturbi si estrinsecano prevalentemente in una tendenza all’alimentazione abbondante ed inappropriata, mentre nelle fasi più avanzate si assiste ad una sorta di indifferenza verso il cibo, spesso accompagnata da perdita di peso. In un recente studio Mitchell et al. (2005) l’86% dei soggetti studiati nell’arco di 18 mesi presentavano disturbi dell’alimentazione. Le cause che conducono a malnutrizione nell’anziano demente sono riconducibili a quelle già individuate nell’anziano senza patologia cognitiva (problemi di deglutizione, edentulia, igiene del cavo orale, sindromi dolorose o altri fattori stressanti di varia origine, patologie concomitanti, polifarmacologia, poliatrosi e riduzione dell’attività fisica, ecc), cui si associano alcuni peculiari aspetti correlati ai deficit delle funzioni cognitive; mancato o ridotto riconoscimento dello stimolo della fame o della sete; disorientamento temporale e mancato ricordo delle fasce orarie in cui abitualmente vengono consumati i pasti; ridotta capacità di riconoscere e discriminare sapori, odori, forme e colori dei cibi; ridotta capacità di esprimere le proprie necessità o preferenze alimentari; difficoltà di tipo prassico nel compiere gesti sequenziali e finalizzati in relazione all’assunzione del cibo; aprassia della deglutizione con mancato funzionamento di automatismi motori in sequenza, quali masticare e poi deglutire, per cui la persona continua a mantenere il cibo in bocca; disfagia per i solidi e per i liquidi e rischio di polmoniti da aspirazione (passaggio di cibo nelle vie respiratorie); maggiore consumo energetico e di liquidi nelle fasi di vagabondaggio (il cosiddetto “wandering”) o in quelle di agitazione. Fattori legati alla eventuale terapia farmacologica di tipo sedativo che determinando torpore, può contribuire a ridurre l’appetito o come per i neurolettici, attraverso una riduzione della salivazione può contribuire ad alterare il sapore e la digeribilità dei cibi. Atri fattori che influenzano l’alimentazione dell’anziano con demenza possono essere legati alle caratteristiche strutturali ed organizzative della struttura che li ospita. In particolare erogazione dei pasti su vassoio; orario per la scelta del menu; rigidità degli orari dei pasti; piatti e posate di difficile utilizzo; cibi contenuti in confezioni (di carta, plastica, cellophane, ecc…); diete a scopo terapeutico (ipoglucidica, iposodica, ipoproteica, ipolipidica, ecc…); disponibilità di personale di assistenza ai pasti. Mangiare è un atto molto laborioso per chi soffre di demenza, come appena sottolineato soprattutto perché non si ha più molta autonomia. I colori vivaci sono un toccasana per i malati che hanno una cattiva relazione con il cibo. Secondo uno studio della Boston University, le persone con demenza assumono il 24% in più di cibo e l’84% in più di bevande quando tazze e piatti non sono bianchi. I colori sono ingredienti fondamentali della nuova creazione, nominta Eatwell, uniti a forme e materiali (antiscivolo e lavabili in lavastoviglie). Tra gli oggetti che fanno parte del set, abbiamo ciotole rosse con bacino inclinato, che consentono di raccogliere la minestra verso il basso; cucchiai gialli che facilitano la presa, adattandosi alla curvatura della mano; piatti con angoli di 90 gradi, che rendono più facile mettere le verdure sulla forchetta e tazze con un’ampia base per non rovesciare la bevanda. Il set viene fornito con un vassoio munito di clip che consente agli utenti di inserire il bavaglino sul bordo, per aiutare la cattura di alimenti e prevenire le macchie sull’abito. La severa malnutrizione spesso si associa ad incrementato rischio di patologia infettiva, in particolare polmonite ed infezione delle vie urinarie e ha maggiore rischio di mortalità, il che è un indice di cattiva qualità della vita della persona malata.