ALESSANDRA SALVATORE: AUTISMO, COMINCIAMO A PARLARNE

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ALESSANDRA SALVATORE: AUTISMO, COMINCIAMO A PARLARNE

L’autismo, sindrome dello spettro autistico in termini tecnici, è un problema sempre più diffuso sul quale oggi non si interrogano più solo i grandi centri, ma anche le piccole realtà. Significa che non è un tema da programmi televisivi di nicchia ma sta ponendosi prepotentemente all’attenzione delle famiglie e delle istituzioni anche piccole.
E’ il caso del comune di Campobasso, che attraverso il dialogo con associazioni e famiglie che affrontano per scelta o per sfortuna il problema, ha deciso di dedicare un’intera settimana al tema. E lo ha fatto con il progetto “Il cielo è sempre più blu”, coinvolgendo associazioni, istituzioni, professionisti e naturalmente le famiglie stesse e dedicando un’intera settimana alla sensibilizzazione.
Ne abbiamo parlato con Alessandra Salvatore, assessore alle Politiche sociali, che segue e coordina gli eventi.
Perché una settimana intera dedicata all’autismo?
Perché dopo una anno e mezzo di dialogo con chi vive il problema ci siamo resi conto che se ne parla ancora troppo poco e che quindi chi lo vive si sente solo. Partendo dalla Giornata Mondiale del 2 aprile, abbiamo quindi deciso di puntare lo zoom sulle diverse realtà che in qualche modo hanno a che fare con il disagio autistico: centri socio-educativi, enti preposti, professionisti, associazionismo.
Infatti hanno aderito al progetto le associazioni “Io sono speciale” e “Le Onde”, la cooperativa sociale “Ricerca e Progetto” e i centri socio educativi Peter Pan e Palmieri della cooperativa SIRIO. In che modo si è deciso di sensibilizzare sul problema?
Con una serie di eventi, dallo spettacolo teatrale “Tenerezza” al teatro Savoia, agli open day dei vari centri che ogni giorno operano per lenire il disagio delle famiglie che hanno a che fare con un disagio mentale.
Che risposta avete ottenuto?
Consapevoli di affrontare un tema particolare, abbiamo raccolto risposte positive e collaborazione dal privato e dal pubblico, ma soprattutto abbiamo fatto in modo che se ne parlasse. E’ solo un primo passo, ma è indispensabile per dare spazio ad altre iniziative e pensare di fornire risposte anche maggiori anche in termini di servizi.
Perché? Come siamo messi sul territorio per le terapie?
Per la gestione del disagio mentale i centri operano con professionalità e competenza, ma sul problema specifico i punti di riferimento stanno nascendo in questi anni, con l’emergere della problematica.
Quali realtà operano oggi sul territorio e quali avete pensato di coinvolgere?
Sul territorio il punto di riferimento è la neuropsichiatria infantile, ma sono presenti diversi centri e associazioni che operano sulla sindrome. Al progetto hanno preso parte la regione, l’Asrem e l’albo dei medici.
E l’albo degli psicologi?
Questo è il primo anno in cui si promuove questa iniziativa, ci siamo concentrati più sulla prevenzione e sulla diagnosi, meno sulla riabilitazione. Il prossimo anno sicuramente verranno incluse altre figure professionali che intervengono sulla problematica.
Quali sono i fondi a cui si può accedere?
Le risorse sono esigue e l’unico fondo accessibile è quello della non autosufficienza. Non abbiamo fondi specifici per la problematica, ma forme di finanziamento nazionale ripartito alle Regioni sulla base della popolazione non autosufficiente risiedente. Oggi è necessario puntare alla formazione specifica del professionista.
Cosa si aspetta dall’incontro di oggi pomeriggio?
L’obiettivo dall’incontro di oggi è quello di favorire una maggiore informazione nelle scuole e una maggiore formazione nei professionisti, attraverso il coinvolgimento delle associazioni operanti sul territorio e professionisti. Vogliamo promuovere il confronto degli operatori medici pediatri, neuropsichiatri infantili, insegnanti con le famiglie e con persone che possano portare testimonianze dirette.

LOCANDINA

PROGETTO