DISLESSIA, CERCHIAMO LA CHIAVE GIUSTA

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DISLESSIA, CERCHIAMO LA CHIAVE GIUSTA

In occasione della settimana stabilita dall’EDA (EUROPEAN DYSLEXIA ASSOCIATION) l’Associazione Italiana Dislessia del Molise coglie l’occasione per una riflessione sul tema. Filippo Barbera, maestro dislessico: la dislessia non è una porta murata, ma una porta chiusa a doppia mandata. Per aprirla bisogna trovare le chiave giusta” . È proprio cosi che si presenta la dislessia, a volte aprire quella porta risulta complicato e non basta una chiave sola perché ha più mandate, ma il messaggio di Filippo è chiaro: la chiave esiste, la porta si può aprire, il muro è valicabile e non bisogna rassegnarsi. La dislessia fa parte dei Disturbi specifici dell’Apprendimento, come la Disgrafia, Disortografia e Discalculia e si racchiudono nell’acronimo D.S.A. I D.S.A. sono di origine neurobiologica, quindi, una neurodiversità e la loro caratteristica è la specificità, intesa come un disturbo che interessa uno specifico dominio di abilità in modo significato, ma circoscritto, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Qual’ è la chiave giusta, allora, per aprire la porta murata dalla dislessia? La chiave si chiama compensazione, o uso di strumenti compensativi, ossia l’insieme di strategie, metodi di studio, tecnologie, atteggiamenti, accorgimenti che possono consentire di ridurre o meglio compensare i D.S.A. E parlando di compensazione ci agganciamo all’affermazione di Giacomo Stella: la miglior compensazione per un bimbo dislessico è l’insegnante, e lo è perché comprendendo la caratteristica D.S.A. mette in atto le strategie summenzionate sfruttandole per l’intera classe. D.S.A., quindi, una risorsa per la scolaresca, ma in primis l’insegnante va a costruire l’ambiente di apprendimento. È nel verbo “costruire”che si ritrova il concetto di metodologia, non si può auspicare che tutte le difficoltà che gli studenti, inevitabilmente, incontrano svaniscano o non si presentano. Certe difficoltà non se ne vanno e neanche si possono eliminare, ma si possono “riequilibrare” aggiungendo nuovi fattori positivi. Il concetto di neurovarietà insegna che in ogni individuo ci sono aree di forza e aree di debolezza e che tutti gli individui sono diversi, ognuno di noi ha una caratteristica. Costruendo l’ambiente di apprendimento si và a valorizzare l’area di forza dello studente intercalandolo nella stessa classe, puntando su una didattica che ha come punto fondamentale quello di rispondere attraverso le discipline agli interrogativi degli studenti. Nella vita di chiunque ciò che consente di sentirsi realizzati, soddisfatti, costruttivi è la possibilità concreta di essere “colui che fa”, è questo il forte propulsore della motivazione, altro cardine su cui ruota l’apprendimento. Solo motivando si possono ottenere dei risultati, quindi, portando al centro la persona e non dimenticando mai alcune parole chiavi quali il “buonsenso e senso, gli obiettivi, l’organizzazione, attività e flessibilità con un occhio di riguardo alla motivazione oltre il contesto e rete”. L’auspicio delle Associazioni di categoria come l’AID, Associazione Italiana Dislessia, è lo star bene a scuola degli studenti, applicando con buon senso la Legge 170 , favorendo l’apprendimento e garantendo i saperi propedeutici alla scelta del progetto di vita, ogni ragazzo ha il diritto di “volare” realizzando la propria libertà.