‘INSIEME’… E LA SCUOLA SUPERA LA DISABILITA’

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‘INSIEME’… E LA SCUOLA SUPERA LA DISABILITA’

Disabilità, quando la scuola fa la differenza. E le persone colorano un foglio altrimenti grigio.
Parla una mamma, che all’improvviso ha dovuto scomporre le carte della sua famiglia e conoscere da vicino la disabilità, quella del figlio. Racconta col sorriso, e affiorano dirompenti gesti e momenti di gioia, in una storia che certo facile non è.
Antonella ha due figli, uno è in terza media, l’altro in seconda elementare a Ripalimosani, dove vivono. Alcuni anni fa, scuola materna, una malattia toglie al più piccolo parte dell’autonomia fisica. Inizia un percorso nuovo per una famiglia campana che il lavoro ha portato in Molise. Sono i momenti delle grandi scremature, che ti fanno capire da quale materiale umano sei circondato: Antonella ricorda con commozione ed estrema riconoscenza l’affetto dimostrato dai colleghi del marito, dai medici e dal personale sanitario incontrato nei momenti bui.
Poi arriva la scuola, quel luogo che è molto di più di una struttura dove si insegna qualcosa. E’ il polmone quotidiano che insieme alle famiglie plasma il futuro di ogni piccolo uomo. “Nei primi tempi mio figlio non poteva frequentare, così l’insegnante di sostegno veniva a casa – mi racconta con la pacatezza che la contraddistingue – Ne abbiamo conosciute diverse, tutte molto brave, sono state determinanti per la serenità del bambino e per il suo inserimento”.
Quindi l’ingresso alla primaria: “A Roma ci avevano sconsigliato di iscriverlo, dicevano di aspettare. Le maestre mi hanno tranquillizzata: ce la farà, lavoreremo insieme…”. Così Antonella conosce la potenza di una scuola che sa essere vicina, dove il sostegno non è un’attività collaterale, ma un legame forte, interno al gruppo classe, caratterizzato proprio da quella parolina: insieme. “L’insegnante di sostegno è un supporto alle maestre, alla classe – spiega – Collabora con gli altri insegnanti e il bambino disabile non si sente diverso, etichettato. Questa è la natura del sostegno, che può davvero fare la differenza”.
Apprezzare e gratificare chi lavora come si deve: lei non esita a sottolineare di essere stata, nonostante tutto, fortunata: “Quando alle visite di controllo a Roma racconto quello che vive mio figlio in classe non mi credono – spiega lei – Tutte, ma davvero tutte le persone che vivono la scuola, le sue maestre in primis, la dirigente, i collaboratori, le insegnanti delle altre classi, tutti lavorano insieme perché si proceda sereni. C’è un problema? Ne parliamo e troviamo una soluzione. Noi li consideriamo la nostra famiglia allargata e non perdiamo mai i contatti, anche con chi si è trasferito. Mio figlio oggi ha raggiunto risultati eccellenti: è al passo col programma, per la varicella è stato a casa ma non ha perso un giorno di compiti, ha fatto regolari verifiche inviate con whatsApp, ha ricevuto i messaggi vocali dei suoi compagni e dei bambini di altre classi perché non si sentisse lontano. Come posso non vedere tutto questo?”.
Limpida l’abilità nell’apprezzare quanto spesso è scontato, forte la volontà di far capire che le eccellenze non sono solo al Nord o chissà dove, che non bastano punteggi, numeri, finanziamenti e crediti formativi. “Ci vuole cuore – chiude Antonella sorridendo – Oggi distinguo a vista chi si avvicina a me con il cuore e chi no. E gli dico grazie”.