Luis Braille, l’uomo che aprì ai ciechi le finestre del mondo

alfabeto braille evid

Il Molise celebra il World Braille Day, la giornata mondiale dedicata a alla memoria di Louis Braille, l’inventore del sistema di scrittura che è stato la svolta per il mondo dei non vedenti e ipovedenti.

E lo fa sabato 16 febbraio grazie all’iniziativa del Consiglio regionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI Molise) nella sala convegni del Liceo Classico Mario Pagano di Campobasso.

Ma chi era Louis Braille? E perché il suo codice ha letteralmente rivoluzionato una fetta di mondo?

Nato nel 1809 vicino Parigi, Louis Braille era figlio di un ciabattino e fu proprio nella bottega del padre che a 5 anni, giocando con gli attrezzi, perse la vista: prima un occhio per l’incidente, poco dopo anche l’altro a causa di una conseguente infezione.

Gli piaceva studiare e a 10 anni fu iscritto all’Istituto dei Ciechi di Parigi, ma per lui e gli altri ragazzi con handicap visivo era davvero dura: si lavorava perché imparassero i concetti per via vocale e un mestiere manuale, non potendo né scrivere né leggere. Braille, oltre a ricevere un’istruzione importante, imparò a suonare l’organo ed ebbe anche successo fino a diventare docente nella stessa scuola.

Fu proprio il suo ruolo di docente a portarlo ad analizzare i sistemi di insegnamento più adatti e veloci per i non vedenti: un soldato in visita all’istituto gli raccontò di un sistema di comunicazione adottato in trincea di notte, al buio. Era il 1929, a soli 20 anni Braille trasformò questo input nella sua idea geniale: l’alfabeto Braille, una combinazione di sei punti a rilievo capace di rappresentare tutte le lettere dell’alfabeto.

Per la scrittura utilizzò fogli di carta pesante poggiati sopra un tavoletta di ferro, un punteruolo al posto della penna ed ecco la scrittura. Un sistema che applicò subito ai suoi studenti e che in pochissimi anni si estese in tutto il mondo. Ora ciechi e ipovedenti potevano comunicare autonomamente con chiunque imparava ad usare il codice che dal suo inventore prese il nome. Fu davvero la svolta.

Per una tubercolosi a soli 43 anni Braille morì: le sue spoglie vengono conservate nel Pantheon di Parigi, a segnare la storica importanza della sua invenzione per l’umanità. Per la reale integrazione delle persone non vedenti che nel tempo hanno superato barriere prima impossibili e che hanno sfoderato capacità e talenti altrimenti nascosti nell’oblio.

Oggi non vedere non è più un freno alla crescita personale, professionale e sociale. Quei sei piccoli puntini hanno generato fiumi di consapevolezza e di affrancamento, portando all’inserimento di persone prive di vista in ogni settore. E un percorso all’origine legato alla comunicazione ha dato il via ad una rivoluzione culturale ormai inarrestabile.