Tonino Boccadamo: gioielli con un cuore per sostenere abili orafi disabili

Continua il progetto “Il valore del gioiello” dell’azienda italiana, leader nel settore, per dare a giovani disabili l’opportunità di acquisire un mestiere e di crescere professionalmente

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Che una grande azienda si occupi di chi non se la passa benissimo è cosa abbastanza usuale: molti marchi sostengono il sociale perché ci credono o anche solo per un ritorno in termini di immagine. Ma che un’azienda decida di prendersi carico di persone per regalare loro un’opportunità professionale seria è decisamente più raro. E se i gioielli che nascono alla Maison Boccadamo sono già belli da soli, l’iniziativa cui il commendator Tonino Boccadamo ha dato vita li rende ancora più incantevoli.

RAGAZZI SCUOLA ORAFAStiamo parlando della Maison Boccadamo, azienda leader nel settore orafo-argentiero con sede a Frosinone, fondata da Tonino Boccadamo, disabile per colpa di una malattia che da piccolo gli tolse l’uso completo delle gambe.

“Volere è potere” è il motto della sua vita, quella che lo ha spinto a tenere sempre duro e a viaggiare verso il successo con volontà e passione. Lo stesso che oggi lo ha portato a creare una scuola orafa, assolutamente gratuita, destinata a ragazzi disabili che vogliono costruirsi una professione: è il progetto “Il Valore del gioiello.

Incontriamo il commendatore Boccadamo nel suo studio, alle spalle del punto vendita. “Conosco bene che cosa significa vivere la disabilità – ci spiega ricordando la sua disavventura e le sofferenze procurate dalla malattia da ragazzo – Ma so bene anche che cosa significa lottare e fare in modo che l’handicap non sia in alcun modo ostacolo per la crescita umana e soprattutto professionale“. E di crescita ne ha vista eccome il piccolo laboratorio con cui Boccadamo partì negli anni Ottanta nella periferia di Frosinone: “Tre piccole stanze, tanto lavoro, ma soprattutto un’irrefrenabile passione per i gioielli e tanta voglia di fare strada“.

BANCO ORAFOUn’ottantina di dipendenti, prodotti realizzati interamente in Italia (sono in due nel campo orafo le aziende totalmente made in Italy), un ambiente di lavoro in cui si respira il rispetto della persona e un piazzamento tra i leader del settore. Oggi non può desiderare di più il patron di questa azienda, che però non dimentica chi come lui è stato sfortunato e non può rendersi autonomo. “Ho sistemato i macchinari in una sala della mia struttura dedicata solo alla formazione – spiega ancora – Il corso, che dura alcuni mesi, è rivolto a persone con disabilità di qualsiasi tipo fuorché alle mani e agli occhi“.

Scendiamo nel laboratorio: sei postazioni per sei ragazzi all’opera. E’ la seconda ‘batteria’ di giovani avviati al mestiere: una prima ha già terminato il percorso e guarda all’inserimento lavorativo. “Una volta imparato il mestiere, cosa certo non semplice, per introdursi nel mondo del lavoro questi giovani hanno diverse strade – ci dice ancora Boccadamo – Intanto questo settore ogni tanto richiede personale, qui o altrove; poi ci si può mettere sul mercato singolarmente o in gruppo, in cooperativa per esempio. L’importante è lavorare bene, è dare spazio alla creatività, liberarla e lasciare che l’oggetto prenda la sua forma e lanci il suo messaggio. Ogni oggetto parla, se realizzato con precisione e passione. E piace”.

BOCCADAMO E BELLININon è semplice raccogliere fondi per il progetto, perché se i denari per pagare i docenti e mantenere il laboratorio arrivano dall’azienda, occorre recuperare i fondi per fare in modo che gli apprendisti orafi possano soggiornare e vivere a Frosinone per il periodo necessario. Per questo la Fondazione Boccadamo attraverso il direttore Mauro Bellini (in foto con il cav) si sta impegnando a divulgare il messaggio per ottenere fondi in tutta Italia. “Sarebbe bello accogliere ragazzi anche da lontano, per aprire con loro nuove prospettive – conclude Tonino Boccadamo – Noi ci carichiamo totalmente della formazione, ma speriamo in una concreta collaborazione anche da fuori per allestire la dovuta accoglienza, per loro e per chi li accompagnerà“.