Dossier “Servizi in…Comune. Tariffe e qualità di nidi e mense”: Isernia senza nidi comunali e mensa

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Campobasso, mensa scolastica: da domani via alle iscrizioni

È stato presentato il 25 ottobre da Cittadinanzattiva il II Dossier “Servizi in…Comune. Tariffe e qualità di nidi e mense“. I dati dell’indagine dicono che una famiglia media italiana, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria, spende al mese 382€, precisamente 300€ per la retta dell’asilo e 82€ circa per la mensa.

Le tariffe restano sostanzialmente stabili a livello nazionale per gli asili nido, in leggera crescita per le mense scolastiche (+0,7% nell’infanzia, +1,4% nella primaria). A pesare sono soprattutto le differenze regionali e fra i singoli capoluoghi di provincia. In Molise, 260€ è quanto spende in media al mese una famiglia di Campobasso, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria, rispetto ai 382€ della media nazionale. Precisamente 168€ per la retta dell’asilo (a livello nazionale la media è di 300€) e 92€ circa per la mensa (la media nazionale è di 82€).  Un caso a parte quello di Isernia, dove attualmente non ci sono nidi comunali e dove il servizio di mensa scolastica è stato sospeso.

L’indagine ha riguardato 51 scuole di 12 regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Umbria); 598 gli intervistati fra bambini, docenti, genitori e rappresentanti della Commissione mensa. Il 10% non dispone di un locale mensa, ma si utilizzano le aule in cui si fa lezione o altre dedicate per far mangiare i bambini. Un bambino e un docente su cinque confermano la presenza di alcuni compagni che portano il pasto da casa che viene consumato in un tavolo separato nella stessa mensa, o nell’aula in cui si fa lezione. Sulla base delle risposte delle Commissioni mensa, emerge che i cibi avanzati vengono per lo più buttati (59%), oppure riproposti a merenda (soprattutto pane e frutta). Cittadinanzattiva propone di incrementare il controllo, la trasparenza e la regolazione in un’ottica di integrazione tra i vari attori coinvolti.

Così come avviene per i pasti erogati all’interno delle strutture ospedaliere, l’associazione chiede che tale servizio rientri nei livelli essenziali delle prestazioni, ai sensi dell’art.117 della Cost. e dunque venga erogato gratuitamente, e che sia impedita l’esclusione dal servizio mensa per qualsivoglia motivo, di natura sociale, religiosa, economica, e che vengano sanzionati i genitori che furbescamente evadono il pagamento della retta. La mensa è un momento educativo, e per questo motivo occorrono addetti alla somministrazione del cibo preparati.  Infine, gli insegnati possono favorire l’adozione di scelte alimentari consapevoli e contro lo spreco alimentare attraverso attività didattiche e progettuali durevoli nel tempo, coinvolgendo le famiglie e i bambini.