ASILI NIDO: IL MOLISE SI STACCA DAL SUD

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Undici bambini molisani su cento vanno all’asilo nido. Un dato che stacca il Molise dalla media del Sud, pari al 3%. E i costi sono convenienti. In tal senso il Molise appare una regione virtuosa, poiché la retta mensile varia dai 164 euro di Campobasso ai 300 di Isernia, a fronte di una spesa media nazionale di 309 euro.
Il dato emerge dallo studio “Il più prezioso dei capitali. Infanzia, istruzione, sviluppo del Mezzogiorno” di Vittorio Daniele, pubblicato sulla “Rivista Economica del Mezzogiorno”, trimestrale della Svimez, il quale ha evidenziato un forte legame tra la frequenza degli asili nido dei bambini da 0 a 2 anni e il livello di performance in italiano e matematica degli alunni delle scuole elementari. Questi dati, risalenti al 2011, fanno emergere un grande divario tra nord e sud circa la frequenza del nido. Infatti, mentre in Trentino la percentuale di iscritti è del 23%, la stessa si abbassa drasticamente nel mezzogiorno: 3% in Campania e Calabria. Il Molise si colloca a metà strada e comunque in una posizione di molto superiore rispetto alle altre regioni del sud Italia. Per quanto riguarda nel dettaglio i punteggi raggiunti dai bambini in italiano e matematica, i primi risultano essere sempre i trentini con una media di 207 punti, gli ultimi sono i bambini campani, calabresi e siciliani; i molisani raggiungono un punteggio di 201.
Il costo di questo servizio è senz’altro una variabile che incide sulla scelta di frequentare o meno l’asilo nido. Solo due i nidi comunali attivi nelle due province molisane, per un totale di posti pari a 88 che, rispetto al numero di domande effettuate, lascia fuori dal servizio comunale il 35% dei richiedenti (33% la media nazionale).
Al di là della rilevanza statistica del dato, ciò che emerge da questo studio è la correlazione che si rileva tra l’investimento nell’infanzia e il futuro rendimento sociale ed economico, tanto che la conclusione a cui la ricerca in oggetto giunge è che migliorare la qualità del capitale umano nel Mezzogiorno, sin dall’infanzia, avrebbe effetti positivi anche sullo sviluppo regionale.