CAMPOBASSO, COL PARCO GIOCHI RIVIVE LA CITTA’

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Villa dei Cannoni Campobasso

Una città che non investe sui bambini è una città che punta a morire. Non è uno slogan, ma la sintesi di una realtà dimostrata dai risultati che ogni amministrazione pubblica può testare. Prendiamo l’esempio di Campobasso, città che la sera è costretta a chiudersi nei locali al riparo dal freddo e che in estate prova per due mesi scarsi (quando va bene) a vivere all’aria aperta. Sono bastati alcuni nuovi giochi in più e una maggiore illuminazione nella centralissima Villa dei Cannoni (oggi ribattezzata piazza Musenga) per ravvivare una zona che la sera era sempre più dormiente. Sarà stato il caldo, sarà anche la crisi che porta meno famiglie al mare, ma nelle ultime settimane la villetta alle 11 di sera è viva come di giorno. Le famiglie prendono un gelato, un pezzo di pizza al taglio, un panino e si siedono al fresco, lasciando che i bambini, tanti, si divertano liberi nella loro città, in un territorio che devono sentire sempre più a loro misura. A vantaggio anche dei locali che possono lavorare fino a tardi. Creare spazi per il gioco dei più piccoli non è solo azione sociale, è strategia di crescita, è prevenzione dei rischi per i nostri giovani, con ricadute positive a tutti i livelli. E appartiene ai territori più attenti e moderni. La realizzazione di questi spazi, dimostrano le esperienze italiane e non solo, va fatta ascoltando le richieste di chi li deve vivere. Non a caso i primi passi verso la rivitalizzazione della Villa dei Cannoni furono fatti nei primi anni del 2000 quando il neo eletto Consiglio comunale dei Bambini (guidato dai volontari UNICEF sull’impronta di quanto avvenuto in altre città italiane) chiese all’amministrazione dei grandi con grande determinazione di collocare in quel posto, allora sguarnito, dei giochi. Quel progetto è stato portato avanti (e difeso con forza) dai piccoli amministratori nel corso degli anni e oggi essi stessi (ascoltati dai grandi) possono goderne i risultati. Quale migliore dimostrazione di ascolto concreto (a costi modici) può dare ai cittadini di domani un’amministrazione oggi? L’augurio, come presidente regionale Unicef ma soprattutto come mamma, è che questo sia solo l’inizio, oltre che un esempio.