CHE LUPA LINA SASTRI!

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Lina Sastri al Savoia

La spiazzante drammaticità e la fulgida bravura dell’attrice napoletana Lina Sastri hanno garantito emozione e successo ieri sera al Teatro Savoia di Campobasso con lo spettacolo “La Lupa”, tratto da un’opera del padre del verismo italiano Giovanni Verga.
Tanti giovani attori nella compagnia teatrale e tanto pathos concentrato nei gesti e nelle battute in siciliano del tardo 800, anche se gli occhi degli spettatori puntavano lei, la Sastri, ovvero Gnà Pina…la lupa che divora con efferato vigore il cuore degli uomini da cui è amorosamente ispirata.
La scenografia è statica, l’ambientazione è campestre: lunghe e rigogliose spighe di grano e la luna piena in cielo a cui Pina sempre si rivolge, cantando.
Pina è una figura eclettica, donna tormentata dal suo passato e dagli eventi che si susseguono nel suo presente; è una donna irruenta, violenta nelle parole e nelle espressioni, ma ha un cuore debole e devastato dal forte amore che prova per Compare Nanni che offre come sposo a sua figlia Mara.
Una madre ed una figlia agli antipodi: la madre è temeraria, sprezzante del pericolo e delle calunnie della gente. Gnà Pina canta, balla, seduce, piange, sbraita, soffre, scappa, torna, è una femmina dall’animo infranto che non osa perdere un attimo facendosi prendere dal rimorso o dalla paura, piuttosto l’affronta e perde invece di rimanere inerme a guardare non agendo, come fa sua figlia Mara. Quest’ultima è soltanto una ragazzina che prova scempio per la vita dissoluta di sua madre ed è costretta ad accettarla senza condividerla, ella è spesso soggiogata dalla presenza forte e prepotente di Pina. Mara è timorosa, silenziosa, pudica, ma per questioni amorose è immediatamente pronta a rinnegare sua madre, schernendola.
Un’altra presenza preponderante all’interno del dramma è quella di Compare Nanni, sposo di Mara per volere di Pina e da quest’ultima continuamente sedotto. Nanni non può minimamente rinunciare alla lupa e Pina non può sostituire con nessun altro uomo il suo amante. Amore disperato, esasperazione umana, consapevolezza di precipitare nel baratro, confusione e morte, in questo modo termina la pièce.