DISORTOGRAFIA E DISGRAFIA, FACCIAMO IL PUNTO

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DISORTOGRAFIA E DISGRAFIA, FACCIAMO IL PUNTO

Spesse volte i due termini vengono utilizzati come sinonimi, poiché appartengono entrambi alla categoria dei Disturbi specifici dell’Apprendimento, ma non si riferiscono al medesimo quadro di difficoltà. La disortografia rappresenta infatti la difficoltà che un bambino può incontrare nello scrivere correttamente le parole. Il bambino, durante questo processo di conversione dal linguaggio parlato al testo scritto, può commettere omissioni, sostituzioni e inversioni, ovvero mancare qualche letterina, sostituire una letterina con un’altra o invertirle all’interno di una parola. Le sostituzioni tra lettere più comuni sono m/n; d;b; d/t; f/s; il bambino con disortografia omette spesse volte le doppie nello scrivere, o per paura di sbagliare le mette anche dove non servono. La difficoltà nella disortografia, riguarda anche la scrittura di gruppi ortografici più complessi quali gn; sc, mb e delle varianti. Quando si parla di disgrafia invece, si fa riferimento alla difficoltà incontrata dal bambino nel produrre una scrittura lineare, armonica e leggibile. Il bambino con disgrafia fa molta fatica a coordinare i movimenti fini, e questo fa si che la scrittura può essere o troppo grande o troppo piccola. Il bambino incontra anche difficoltà nel gestire il foglio, nel rispettare il rigo, nell’organizzare un disegno all’interno di uno spazio definito. Il tratto inoltre è marcato e incerto. Le lettere sono collegate male o non collegate, alcune sono grandi e altre sono piccole, non c’è differenza tra lettere di grandezze diversa (ad esempio tra la elle e la e), alcune sono irriconoscibili. La scrittura del bambino infatti, nelle forme più gravi, è incomprensibile anche al bambino stesso, e in molti casi il bambino non riesce a scrivere in corsivo. Le due difficoltà quindi, pur appartenendo entrambe alla scrittura, riguardano la prima la sua correttezza, la seconda la sua forma.