LA CRISI: UN MACIGNO PER IL SUD ITALIA, I DATI

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Negli anni di crisi 2008-2014 il Sud ha perso il 13 per cento di pil, il doppio del pur importante 7,4 del Centro-Nord, ed i Divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, tornando, con il 53,7%, ai livelli del 2000. Le perdite più pesanti sono al Sud, con profonde difficoltà in Puglia (-12,6%), Sicilia (-13,7%), Campania (-14,4%). Situazione ancora piu’ negativa in Basilicata (-16,3%) e Molise (-22,8%).
Sono i dati Svimez sull’economia del Mezzogiorno che mostrano che un italiano su tre è a rischio povertà. E che il gap storico tra Nord e Sud del paese si è ulteriormente aggravato durante la crisi: in termini percentuali, l’incidenza di povertà è cresciuta nel mezzogiorno dal 6,4% all’8,6%, un livello doppio di quello del centro-nord.
E nel calcolo della ricchezza nel 2014 la regione più ricca è stato il Trentino Alto Adige, con 37.665 euro, seguito dalle Valle d’Aosta (36.183), dalla Lombardia (35.770), l’Emilia Romagna (33.107 euro) e il Lazio (30.750 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (22.927 euro); seguono la Sardegna (18.808), la Basilicata (18.230 euro), il Molise (18.222 euro), la Puglia (16.366), la Campania (16.335), la Sicilia (16.283). La regione più povera è la Calabria, con 15.807 euro.
Il divario tra la regione più ricca, il Trentino Alto Adige, e la più povera, la Calabria, è stato nel 2014 pari a quasi 22mila euro.