L’ACCOGLIENZA NELLE PARROCCHIE, SI PUÓ FARE?

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Volonturismo

Accendendo la TV, sfogliando un qualsiasi giornale, navigando sui siti di informazione on line il primo argomento portato all’attenzione del lettore é l’emergenza immigrati, un fenomeno che sta interessando tutta l’Europa, concretamente con l’arrivo di imponenti flussi migratori, come per l’Italia, e attraverso il dibattito che questo tema ha innescato tra i massimi vertici che governano i paesi europei. L’Italia é appunto in prima linea nell’accoglienza materiale di queste migliaia di persone che mosse dalla disperazione affrontano il viaggio della loro vita per seguire una speranza, per afferrare, seppur con rischi enormi, la prospettiva di un futuro migliore. É gente che scappa dalle guerre, dalla miseria, dalle dittature e che cerca un posto nel mondo in cui ricominciare a vivere con dignità e speranza. Gestire questo fenomeno sta diventando ora il punto cardine della politica europea. Ma ciò che vediamo e sentiamo attraverso i media interessa da vicino ciascuno di noi, poiché vediamo immagini che muovono le nostre coscienze e tutti pensano: ma cosa possiamo fare? Su un tema così importante e anche particolarmente delicato non poteva non intervenire anche la Chiesa, con le parole di Papa Francesco che ha rivolto alle strutture ecclesiastiche l’invito all’accoglienza. “Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia di profughi incominciando dalla mia diocesi di Roma”, queste le parole pronunciate dal pontefice durante l’Angelus del 6 settembre. Parole che hanno chiamato in causa direttamente gli uomini del clero a collaborare in prima linea nella gestione di un fenomeno, come quello migratorio, che ha ad oggi assunto i tratti dell’emergenza. Ma come si esplicano nella realtà le parole di Papa Francesco? É possibile per le parrocchie accogliere, non solo spiritualmente, ma anche materialmente gli immigrati? Ci siamo posti questa domanda perché l’appello del Papa ha mosso la sensibilità di molti, ma in alcune realtà rischia di restare un invito che, seppur accolto favorevolmente, rischia di non trovare attuazione perché la realtà pratica di molte parrocchie non consente di ospitare famiglie o gruppi di immigrati. É questo un problema che interessa soprattutto le piccole parrocchie di paese o anche di piccoli centri urbani che non hanno le strutture adeguate ad accogliere e sostenere in modo dignitoso chi chiede asilo. Per cercare di capire gli aspetti meno ovvi di questa situazione abbiamo ascoltato la voce di un parroco che ha fatto da sempre dell’accoglienza degli ultimi la vera missione del suo sacerdozio. Don Timoteo Limongi, che oggi guida la Parrocchia di S.Antonio a Termoli. In un modo molto semplice ha spiegato come le parole di Papa Francesco siano state parole molto belle e venute sinceramente dal cuore del pontefice, che si é sempre dimostrato molto aperto ai problemi del mondo, spogliandosi spesso della rigidità tipica delle alte cariche ecclestiastiche e avvicinandosi ai modi più semplici del parlare comune. Tuttavia, come Don Timoteo fa notare, sono parole che non è possibile recepire nelle nostre piccole realtà. “Il Papa” dice “ha parlato tenendo presente la situazione di Roma e di altri contesti più grandi dove le diocesi hanno interi palazzi e imponenti strutture che possono essere messe a servizio dell’accoglienza degli immigrati. Ma io nella mia parrocchia non dispongo di niente di tutto questo, per cui risulta difficile attuare l’invito del Papa”. Come lui anche tanti altri parroci vivono la stessa difficoltà poiché non sempre le parrocchie hanno la possibilità di poter contare su immobili da poter destinare all’accoglienza. Un po’ perché quelli che ci sono non sono nelle condizioni strutturali di poter ospitare delle persone, ma anche perché alle singole parrocchie mancano le risorse materiali, dunque anche economiche, per poter gestire una situazione del genere. Don Timoteo ci dice che la Diocesi di Termoli- Larino, attraverso una nota di Monsignor Gianfranco De Luca, ha invitato le parrocchie a recepire l’invito del Papa, ma ad oggi risulta difficile riuscire a farlo. Dice ancora il sacerdote che “non bisogna entrare in crisi per le parole del Papa, perché sono parole che vengono dal cuore, ma mancano di praticità”, che in questo caso è necessaria, perché non basta solo dire di voler accogliere, ma é necessario anche poter assicurare una dignità a queste persone che, ricordiamoci, scappano dalla fame e dalla guerra.