RAPITI E LIBERATI DOPO 58 GIORNI, INCONTRO CON DUE MISSIONARI

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RAPITI E LIBERATI DOPO 58 GIORNI, INCONTRO CON DUE MISSIONARI

Don Gianantonio Allegri e don Giampaolo Marta, missionari, sono stati rapiti in Camerun nel 2014 e liberati dopo 58 giorni di prigionia. Oggi 11 marzo 2015, a Campobasso, racconteranno la loro dura esperienza all’incontro-dibattito che si terrà alle 18 nell’auditorium Celestino V in via Mazzini, 80. “Nel segno della Croce”, questo il tema dell’incontro di riflessione promosso dall’Ufficio diocesano per la Pastorale Missionaria guidata da don Antonio Arienzale. Sarà presente anche l’arcivescovo Giancarlo Bregantini.
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Due sacerdoti di Vicenza, Giampaolo Marta e Gianantonio Allegri, e una suora canadese di 80 anni, Gilberte Bussier, sono stati rapiti da uomini armati nella notte fra venerdì 4 e sabato 5 aprile dello scorso anno nel nord del Camerun, nella diocesi di Maroua. Nella loro pluriennale esperienza missionaria in terra d’Africa don Gianantonio e don Giampaolo sono sempre stati amati dalla gente del posto (cristiani e musulmani, senza distinzione) per la loro generosità e la loro dedizione.
La Diocesi di Vicenza è attiva a Maroua da oltre 25 anni. Don Giampaolo Marta è in Camerun da oltre sei anni, don Gianantonio Allegri vi è tornato lo scorso ottobre dopo averlo lasciato nel 2002 per rientrare e prendersi cura della madre malata. I due missionari era impegnato nel Nord Cameroun, nella missione di Tchére nella scuola primaria cattolica frequentata da oltre 500 alunni.
L’1 giugno 2014 , dopo 58 giorni di prigionia sono stati liberati i due sacerdoti vicentini “fidei donum” don Giampaolo Marta e don Gianantonio Allegri e la religiosa canadese, suor Gilberte Bussiére, della Congregazione di Notre-Dame di Montreal. La liberazione dei tre religiosi, come ha sottolineato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, “è una notizia che ci riempie di gioia. Il Santo Padre, che fin dall’inizio aveva seguito la drammatica vicenda, ne è stato tempestivamente informato. Ringraziamo il Signore perché questa vicenda è giunta a una conclusione positiva. Allo stesso tempo continuiamo a pregare e ad impegnarci perché ogni forma di violenza, odio e conflitto nelle diverse regioni dell’Africa e nelle altre parti del mondo possa essere superata, e rinnoviamo il ricordo e l’impegno per le molte altre persone innocenti di diversa condizione ed età che, come ben sappiamo, rimangono vittime di inaccettabili sequestri in diversi luoghi di conflitto”.
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