“Sotto le stelle dietro le sbarre”, cena di solidarietà nel carcere di Larino

La detenzione come occasione di vera rigenerazione: venerdì 16 dicembre, i detenuti del carcere di Larino organizzano una cena sociale aperta all'esterno

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QUANDO PAPÀ È IN CARCERE, PROGETTO DI SOSTEGNO

La galera, o carcere, o penitenziario che dir si voglia, è il posto dove vengono privati della propria libertà personale i cittadini riconosciuti, dopo un regolare processo, colpevoli di reati. Ma a cosa serve questa detenzione? Deve essere qualcosa di punitivo e basta oppure la reclusione deve avere uno scopo sopratutto rieducativo? Ecco, quest’ultima è la strada giusta da seguire in uno stato democratico ma troppo spesso, e per diversi motivi, questo proposito resta sostanzialmente a livello teorico. La casa circondariale di Larino rappresenta una delle migliori eccezioni italiane in tal senso: i detenuti della struttura di Larino sono impegnati quotidianamente in numerose attività formative e lavorative, sono completamente immersi in un ambiente dinamico e puntano, avendone la possibilità, alla ricostruzione e al riscatto della propria vita.

InvitoVenerdì prossimo, 16 dicembre, a pochi giorni dal Natale, la struttura larinese ospita una cena sociale aperta all’esterno e completamente organizzata dai detenuti che prendono parte al corso di studi portato avanti in stretta collaborazione con l’Istituto alberghiero Federico di Svevia di Termoli. Una notte natalizia con la realtà del carcere e quella che c’è fuori che si fonderanno in un’unica comunità. Dall’accoglienza degli ospiti alla condivisione della serata con loro, dalla preparazione dei piatti al servizio ai tavoli, i detenuti saranno i realizzatori e i protagonisti. La cena di solidarietà, il cui ricavato sarà utilizzato per ulteriori attività didattiche dei detenuti, non è la prima iniziativa del genere ed è sostenuta dall’associazione Iktus di don Benito Giorgetta e dall’associazione Il muro invisibile di don Marco Colonna. Durante la serata, si potranno apprezzare gli oggetti in legno fatti da quattro detenuti falegnami, già esposti alla scorsa fiera d’ottobre, e si potranno assaggiare i dolci tipici preparati da tre detenuti pasticceri.

Il lavoro profondo di Rosa La Ginestra, direttrice del penitenziario di Larino, sta portando i suoi frutti: la possibilità di avere un carcere “umano” e rieducativo è possibile. La formazione, lo studio e il lavoro sono alla base di questo tipo di progetti che hanno come obiettivo quello di dare ai detenuti la possibilità di riprendere in mano il proprio futuro. Dare peso alla funzione rieducativa e costruttiva della pena, questo è quello che avviene a Larino.

I muri delle carceri non sono il confine che separa il bene dal male, almeno non sempre e non in modo netto. “Sotto le stelle dietro le sbarre” ce lo ricorda con forza, riprendere a vivere dopo aver sbagliato ed essere finiti in galera è possibile.