Rientrati 5 molisani dopo 15 ore di estrazione corpi ad Amatrice

Il gruppo di volontari Ums Molise tra le macerie del terremoto ad Amatrice. “Tante salme, stamani alle 4 un uomo ancora vivo”.

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Terremoto Amatrice

“Il terremoto ha distrutto tutto….non c’è nulla da recuperare. Una realtà spettrale che non si può descrivere. Come a L’Aquila si è aperta la terra…”. Ha appena fatto rientro a Campobasso il gruppo di volontari dell’Ums Molise partito ieri all’alba alla volta di Amatrice dopo quindici ore di lavoro ininterrotto. Erano in cinque, tutti veterani del primo soccorso, formati e preparati al compito. “Abbiamo preso contatti immediatamente con la Protezione civile nazionale che già ci conosce e che ci ha coordinati e messi in affiancamento ad una squadra di Vigili del Fuoco che stava operando nel centro di Amatrice – spiega Candido De Lisio, uno di loro – Siamo partiti subito, in maniera assolutamente autonoma, quattro ore dopo il tragico l’evento”.

Quale compito vi è stato affidato?

“Estrazione corpi. Quattro di noi sono specializzati in ricerca dispersi nelle zone impervie: operiamo sempre in questa prima fase. Ne abbiamo estratti sei, tutti senza vita. Solo alle quattro di stanotte abbiamo tolto dalle macerie una persona ancora in vita, un uomo di 42 anni”.

In che zona di Amatrice avete operato?

“Nell’area centrale, nella zona rossa, sul quello che era il corso principale. E che ora non è più nulla. Abbiamo operato vicino ad una pizzeria dalla quale, per quanto ho visto io, sono state estratte una ventina di salme, tutte caricate sui mezzi dell’Esercito e portate, da quello che so, nelle celle frigorifere collocate dall’Esercito stesso. Un’ecatombe. Le case sono tutte implose, le operazioni di recupero sono particolarmente difficili. In più la viabilità è complicata perché l’unica strada, stretta, è ingombrata dalle macerie. Non è per niente semplice arrivare sul posto”.

Dopo Sarno, San Giuliano e L’Aquila ora avete vissuto Amatrice. Un film già visto?

“Anche se il dolore che pervade tutto e tutti è sempre stremante, come hanno rilevato in tanti c’è stata una forte mobilitazione, tanta solidarietà immediata. Ma anche la generosità va gestita.
Chiunque voglia dare o fare qualcosa deve rapportarsi ad una struttura capace di coordinare, che abbia il polso della situazione. Altrimenti si rischia di creare caos invece di fornire aiuto. Ogni carico che giunge senza una richiesta precisa può diventare un problema per chi deve gestire i soccorsi. Non improvvisiamo”.