Terremoti, ma ai bambini cosa bisogna dire?

Situazioni catastrofiche incutono terrore nell’adulto, ma ci siamo mai chiesti come la vivono i bambini? E soprattutto cosa bisogna dire loro?

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Terremoti, ma ai bambini cosa bisogna dire

I terremoti, ormai sempre più frequenti, sono situazioni che incutono terrore agli adulti, figuriamoci l’impatto che possono avere sui bambini. Presi dalla catastrofe non sempre abbiamo la capacità di fronteggiare nel modo corretto l’evento soprattutto con i più piccoli, rispetto ai quali si tende ad assumere atteggiamenti di tutela e protezione, spesso considerando questa la strada migliore. Nascondendo ciò che sta accadendo al proprio figlio si correre il rischio di confonderlo, perché può saperlo da qualcun altro. Il genitore ha il ruolo di informare nel modo più corretto ed opportuno i propri figli, di raccontare le cose come stanno, usando le parole giuste in base all’età. Le notizie spesso sono accompagnate da allarmismi, forte emotività, da parole come morte e morti. I bambini attraverso tutto questo, si immaginano il terremoto a modo loro, in base alle loro esperienze, allo sviluppo cognitivo, in base anche alla loro sensibilità ed alle volte possono essere particolarmente toccati. Hanno bisogno di non perdere mai la speranza, capire cosa sta succedendo e sapere che c’è sempre una via d’uscita. E’ importante spiegare loro cosa sia un terremoto, ciò che fa più paura è il non riuscire a controllare l’evento, capire l’entità, quindi sentirsi impotente. Non bisogna sovraccaricarli emotivamente, si deve stare attenti a che i “piccoli” filtrino in maniera adeguata ciò che accade. Molto importante è rispondere a tutte le domande, capire cosa pensano, mostrarsi disponibili. Il disegno è una via che potrebbe aiutarci a comprenderli. Questi eventi cosi forti possono andare ad intaccare il sonno e manifestarsi con frequenti risvegli notturni, quindi mostrarsi presenti, disponibili e pronti all’ascolto è ciò che ci aiuta anche di fronte ad un incubo.