Tossicodipendenza, rifugiarsi nella droga per nascondere relazioni disfunzionali

Ogni genitore nutre un desiderio: quello di crescere il proprio bambino nel migliore dei modi, ma le difficoltà sono tante e sbagliare è facile. Un vortice accattivante per giovani è la droga, un modo per manifestare le loro difficoltà soprattutto familiari e nascondere le loro debolezze.

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L’essere genitore è un mestiere molto difficile. Raramente si riesce a mantenere il giusto equilibrio, poiché il confine è molto sottile e di solito di rischia di essere iper protettivo o di non prestare molta attenzione al proprio figlio. Una della paure che maggiormente assale i genitori quando i figli attraversano il periodo dell’adolescenza, riguarda la possibilità che essi vengano a contatto con le droghe. Il genitore, preso dalla situazione, si lascia spesso prendere dalla rabbia verso il comportamento del figlio, mentre la cosa più giusta da fare è domandarsi perché il ragazzo ha sentito il bisogno di avvicinarsi alla sostanza. Che periodo sta attraversando? Ci vuole comunicare qualcosa? L’adolescenza è un periodo molto particolare per lo sviluppo, ci si allontana dalla famiglia, con cui si entra spesso in opposizione, ci si identifica con il gruppo dei pari, il corpo matura con una velocità maggiore rispetto alla psiche, e si muovono i primi passi verso l’autonomia. Questo processo dovrebbe essere naturale e sano, ma può avvenire in modo problematico per differenti motivi come ad esempio, difficoltà da parte dei genitori a favorire l’indipendenza del ragazzo, insicurezza da parte dei figli nello svincolarsi, presenza di malattie fisiche o psichiche in uno dei membri, esperienze di un lutto o di separazioni improvvise. Il non riuscire svincolarsi dalla propria famiglia equivale a restare in una posizione di dipendenza. Si possono creare diverse situazioni per cui avvicinarsi alla sostanza è molto facile, ma non tutti diventeranno dei consumatori abituali. La tossicodipendenza è una malattia che si fonda sull’intenso desiderio psichico della droga, la cui funzione è simile a quella di un farmaco. Il fenomeno della tossicodipendenza è visto come un modo per affrontare la propria storia familiare, dove le posizioni dei singoli membri si trovano in una configurazione relazionale immobile. Nei genitori vi è una scarsa interiorizzazione di quei ruoli necessari ad accogliere i propri figli come altri diversi da sé. Il drogarsi assume una duplice funzione relazionale, da una parte permette al tossicomane di essere distante e indipendente, dall’altra lo rende dipendente in termini di danaro, di mantenimento e fedele alla famiglia. In queste situazioni è importante recarsi in centri specializzati non solo per il tossicomane, per ridurre l’effetto della sostanza con farmaci di minore entità, ma anche per permettere a professionisti di rimediare ed intervenire sullo squilibrio familiare. L’intervento psicoterapeutico è molto importante perché in questo modo oltre che intervenire su dinamiche familiari disfunzionali, si interviene anche individualmente sul ragazzo, per comprendere le fragilità che lo hanno avvicinato alla problematica.