A PORTOCANNONE E TERMOLI LA NAZIONALE ITALIANA DI TCHOUKBALL

170
A PORTOCANNONE E TERMOLI LA NAZIONALE ITALIANA DI TCHOUKBALL

La palestra dell’Istituto Comprensivo di Portocannone in via Francesco Jovine e il PalaSabetta di Termoli sono stati scelti dalla Nazionale italiana di tchoukball come sede per l’unica tappa molisana di una campagna promozionale che sta puntando alla creazione di sodalizi sportivi di questa disciplina per allestire quanto prima un campionato italiano. Gli azzurri, che si tratterranno in Molise per ben tre giorni, durante tutto l’arco degli allenamenti saranno a disposizione di giornalisti e curiosi per presentare al meglio a tutti gli sportivi molisani quello che a tutti gli effetti è nato come un progetto italiano e che si sta allargando pian piano in tutte le regioni del Paese e nelle diverse Nazioni d’Europa. In contemporanea, infatti, la federazione centrale sta promuovendo il tchoukball in lungo e in largo per il vecchio continente. L’idea di portare il tchoukball in Molise è venuta a Giuseppe Maurizio, capitano della Fly Sport Inail Molise, grazie ad un contatto che si è creato con la Federazione italiana grazie ad un suo compagno di tennistavolo, Andrea Galli. La Fly Sport Inail Molise, inoltre, in maniera ancora ufficiosa dato che a breve si dovrà riunire il consiglio direttivo, ha già dato la propria disponibilità a creare in Molise una squadra di tchoukball qualora ci siano tutti i requisiti base, primo fra tutti la disponibilità di persone a creare questa nuova branca sportiva della società termolese. Il tchoukball è uno sport aperto non solo ai diversamente abili ma anche ai normodotati, quindi, come nel caso del basket in carrozzina, possono formasi squadre con organici misti affinché questo nuovo sport possa conquistare il maggior numero possibile di persone e di sportivi in generale. L’invito che la Fly Sport Inail Molise e la Nazionale italiana di tchoukball rivolgono ai molisani è quello di venire a Portocannone e Termoli per vedere, meglio se provare in prima persona, il tchoukball e magari dare la propria disponibilità a essere tesserati come giocatori o dirigenti di questo nuovo ed appassionate sport.

Il programma:

sabato 30 maggio

dalle ore 19.00 presso la palestra dell’I.C. di Portocannone un primo allenamento

domenica 31 maggio

dalle ore 9.30 e fino ad ora di pranzo full immersion di tecnica e tattica di gioco

dalle ore 16.00 e fino a sera full immersion di tecnica e tattica di gioco

lunedì 1 giugno

dalle ore 9.30 e fino ad ora di pranzo full immersion di tecnica e tattica di gioco.

link

Che cosa è il tchoukball

Il tchoukball è uno sport di squadra sorto in Svizzera negli anni ’70 dalla mente del biologo svizzero Hermann Brandt. Egli fu uno dei personaggi più autorevoli della storia sportiva svizzera: a lui si deve la diffusione nel suo Paese della pallavolo e pallacanestro femminile nonché la fondazione del controllo medico sportivo.

La storia. Nel 1971 Brandt presentò il suo lavoro che conduceva all’invenzione del tchoukball come “Studio critico e scientifico degli sport di squadra” al Congresso della Federazione Internazionale di Educazione Fisica, che gli conferì il prestigioso “Prix Thulin”. Con l’invenzione del tchoukball il medico ginevrino desiderava diffondere un nuovo sport di squadra che potesse eliminare il rischio di contrasti, ogni tipo di aggressività e che potesse essere giocato da tutti. Ma ben presto andò oltre l’idea originale. Parallelamente alla messa a punto del regolamento, durata diversi anni, scrisse infatti una carta etica che per i giocatori di tchoukball ha lo stesso valore delle regole del gioco. Il pensiero umanistico del dott. Brandt si può riassumere una sua celebre frase: “L’obiettivo delle attività fisiche umane non è di costruire campioni, ma piuttosto di contribuire alla costruzione di una società migliore”. All’inizio degli anni ’70 cominciò la sua diffusione soprattutto in Europa tanto che durante le Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972 venne organizzata una partita dimostrativa. Nel novembre del medesimo anno però il dott. Brandt morì e questa grave perdita segnò una battuta d’arresto nel movimento di diffusione. Negli anni ’80 con grande fatica e lentezza riprese l’attività anche grazie a John Adrews, presidente della Fiep, a Michel Favre, amico fraterno di Brandt, e al governo taiwanese che alla fine degli anni ’70 fece diventare il tchoukball lo sport nazionale delle scuole, sostenuto e promosso dal Ministero dell’Educazione per la sua grande valenza educativa. Per questa sua caratteristica il tchoukball ha inoltre ricevuto nel 2001 un importante riconoscimento dall’Onu che lo ha dichiarato “sport a sostegno della pace e della fratellanza”.

Le regole. Per praticare il tchoukball servono due squadre da 7 giocatori, un pallone simile a quello di pallamano e due speciali pannelli collocati alle estremità del campo. La sua misura per il gioco 7 contro 7 è di lunghezza tra i 26 e i 29 metri e larghezza tra i 15 e i 17 metri, indicativamente misure simili ad un campo da basket. Non ci sono superfici particolari: palestre, campi in sintetico, prati ma anche sabbia si adattano benissimo a questo sport. Esiste infatti anche la versione beach ossia su sabbia in cui il campo si riduce (22 × 12 m) e i giocatori diventano 5 per ogni squadra. In tutte le sue varianti l’area antistante il pannello è un semicerchio di 3 m di raggio. Le particolarità nel tchoukball sono tante e lo rendono uno sport molto veloce, tecnico se giocato a buon livello, ma anche immediato, divertente ed accessibile già al primo approccio. Il gioco inizia con la rimessa da fondo campo, a fianco di uno dei pannelli, e la squadra in possesso di palla ha a disposizione tre passaggi per costruire un’azione, prima di attaccare, lanciandola contro il pannello. Avendo questo una rete elastica, invece di trattenerla come tutte le normali porte, la fa tornare indietro velocissima. Se il rimbalzo cade a terra nel campo, ma non nell’area antistante il pannello, la squadra in attacco ha segnato un punto, se invece viene presa al volo dagli avversari il gioco riprende immediatamente e la squadra che ha difeso (prendendo la palla) passa all’attacco. La particolarità di questo gioco è che si può attaccare, cioè tirare, indifferentemente su tutti e due i pannelli, che sono a disposizione di entrambe le squadre (per un massimo di tre attacchi consecutivi). Risulta evidente che gli schemi di attacco e difesa classici sono completamente stravolti, che la fase di attacco viene determinata esclusivamente dal possesso della palla, e dal tirare al pannello, qualunque esso sia. Per questi motivi il gioco è ricco di finte, contropiedi velocissimi ed azioni inaspettate, non vi è nulla di scontato e tutti i giocatori devono seguire costantemente lo spostamento della palla senza potersi mai distrarre, poiché, se è vero che ci sono 2 porte a cui attaccare, significa anche che ce ne sono 2 da difendere. Durante i passaggi la palla non può essere intercettata dagli avversari, anche perché non se ne vede la necessità visto che ogni squadra ha solo 3 passaggi per concludere l’azione. Per lo stesso motivo non si possono ostacolare gli avversari nei loro movimenti. L’idea originaria di Brandt era “let’s play” ovvero lasciare ai giocatori la libertà del gesto tecnico, che senza ostruzioni può essere eseguito al meglio, come nella pallavolo o nel tennis. Questo non significa che gli avversari stiano passivi in campo, devono organizzare la difesa cercando di disporsi rapidamente e nel migliore dei modi per ricevere il pallone dopo il rimbalzo. Come già detto vi sono finte e contropiedi, e poiché l’attacco può avvenire ad entrambi i pannelli, la difesa va schierata su tutto il campo e non solo nella metà avversaria. Ogni giocatore deve essere sia difensore che attaccante e passare da un ruolo all’altro in tempi rapidi, anche perché dopo aver ricevuto la palla dal pannello (difesa) questa può essere rilanciata allo stesso pannello (attacco).

Il sito della federazione italiana