CARRESI 2016, HA VINTO LA GENTE

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CARRESI, A BREVE SI CONOSCERA' IL FUTURO

Con quella di ieri a Portocannone si è concluso il ciclo 2016 delle tradizionali Corse dei carri trainati da buoi. Un anno di sofferenza e dubbi, di ansia e trepidazione, le Carresi basso molisane, fermate dalla Procura di Larino nel 2015, non sono mai state così vicine alla scomparsa ma mai come questa volta hanno regalato emozione e passione. Sì, è stata una rinascita nel vero senso della parola e una vittoria della gente, sopra ogni cosa. La gente delle Carresi, al di là dei colori e delle fazioni, un popolo e delle comunità che hanno voluto riaffermare la propria storia e la propria identità e lo hanno fatto nel migliore dei modi. La competizione, la tensione, la fede, gli sfottò, niente è mancato, ma tutto è stato vissuto con uno spirito gioioso e di fratellanza. Le feste patronali, in onore di San Leo a San Martino in Pensilis, del SS. Legno della Croce a Ururi e della Beata Vergine di Costantinopoli a Portocannone, sono tornate a essere il momento di maggiore felicità e aggregazione per i tre paesi molisani.
Vittoria netta dei Giovanotti a San Martino, a conferma di una supremazia che negli ultimi anni sembra evidente – 9 vittorie nelle ultime 11 edizioni – ritorno al successo per i Giovani di Ururi con un doppio storico sorpasso a pochi metri dal traguardo e affermazione dei Giovanotti a Portocannone. Ma se da una parte c’è stata la gioia dei carri vincitori e dall’altra l’amarezza per i vinti, che certamente stanno già pensando al riscatto per il 2017, il 2016 è stato soprattutto l’anno della vittoria della gente, del popolo delle Carresi, una incredibile dimostrazione di civiltà e passione.
Ogni Carrese ha la sua particolarità e la sua specificità, ma tutte e tre le Corse dei carri molisane – alle quali si aggiunge la Carrese della vicina Chieuti – regalano palpitazioni straordinarie. La più antica, quella di San Martino, ha il tracciato più lungo e faticoso con lo spettacolare cambio dei buoi a metà gara, a Ururi c’è il circuito più veloce e tecnico con la divaricazione delle strade in paese e l’incrocio finale da brividi, la corsa di Portocannone è caratterizzata, invece, dal sorteggio delle posizioni di partenza e da diverse possibilità di sorpasso con varie strade alternative da poter percorrere prima di entrare nel centro abitato.
Le nuove regole e il nuovo disciplinare sono stati recepiti e applicati, la salvaguardia del benessere animale dovrà sempre più essere al centro dell’attenzione delle amministrazioni e delle associazioni dei carri – senza dimenticare gli errori commessi – ma le Carresi hanno ribadito con forza il loro diritto a guardare al futuro.
Cosa manca alle Carresi per prendere quota ed entrare definitivamente nella modernità? Ne abbiamo già parlato con le antropologhe Letizia Bindi e Katia Ballacchino, docenti dell’Università del Molise e molto vicine al mondo delle Carresi, http://colibrimagazine.it/in-evidenza/le-carresi-quale-futuro-parlano-bindi-e-ballacchino/, la riflessione dovrà aiutare a trovare strumenti nuovi per aprirsi al mondo e migliorarsi.
Le Carresi non devono scomparire e devono crescere sempre più, nel pieno rispetto delle regole e delle leggi ma senza snaturarsi, cosa può aiutarle a breve e medio termine? Sicuramente il supporto delle istituzioni e il comprenderne a pieno il potenziale che potrebbe farle diventare una risorsa turistica ed economica per tutto il Molise. Poi bisognerebbe andare oltre certi campanilismi. Questi ultimi non mancano nella nostra regione e rappresentano un freno da non sottovalutare. E’ un discorso che riguarda tutte le manifestazioni e le tradizioni regionali: è impensabile che una realtà piccola come il Molise non riunisca le proprie forze, ci sono ancora troppe contrapposizioni tra i territori di Campobasso, Isernia e Termoli. Bisognerebbe superare l’improvvisazione e avere un progetto regionale di valorizzazione, pianificare è importante.
Poi ci sono argomenti più ampi che andrebbero dibattuti e che riguardano tutta la società italiana contemporanea: animalisti contro popolo delle Carresi, vegani contro carnivori – facendo un ragionamento più generale – c’è tanta ipocrisia in questi dualismi spesso strumentali e c’è il rischio che tutto questo distragga da temi quanto mai attuali come occupazione, cultura, sviluppo e libertà di espressione. Va bene l’amore per gli animali, ma che non si perdano di vista le tante ingiustizie da sanare tra esseri umani. Collaborare e confrontarsi è l’unico modo per crescere, andare a combattere ciecamente tradizioni popolari come le Carresi che miglioramento può portare alla società? Se lo chiedano le associazioni animaliste. Le stesse associazioni animaliste saranno finalmente in grado di capire che queste tradizioni hanno uno spirito sociale molto forte e non vanno concettualmente contro il benessere animale? Gli animali sono protagonisti salvaguardati e non essere sfruttati, com’è possibile che questo messaggio non riesca a passare?