L’ormone dell’invecchiamento? l’esercizio fisico lo mette ko!

NICOLA

Il maggior rischio di ogni giornata è rappresentato dalla sedentarietà, dalla costante assenza di movimento, un problema drammatico che pochi percepiscono nella sua reale portata.

La sedentarietà è responsabile del 14,6% di tutte le morti in Italia, pari a circa 88.200 casi, e di una spesa in termini di costi diretti sanitari di 1,6 miliardi di euro annui per le 4 patologie maggiormente imputabili ad essa (tumore della mammella e del colon-retto, diabete di tipo 2, coronaropatia).

Un team di ricercatori della Fondazione Ricerca Biomedica Avanzata e dell’Università di Padova ha scoperto il cosiddetto ‘ormone dell’invecchiamento‘, i cui effetti negativi sull’intero organismo possono essere tenuti in guardia grazie all’esercizio fisico. I processi di deterioramento favoriti dall’avanzare dell’età sono notoriamente associati a una progressiva perdita di funzionalità dei mitocondri, le ‘centrali energetiche’ delle nostre cellule. Partendo da questa premessa, gli studiosi italiani sono riusciti ad individuare il meccanismo a cascata che lega l’ormone individuato – chiamato FGF21 – all’invecchiamento.

Negli anni addietro si credeva che il suddetto ormone fosse prodotto soltanto dal fegato e dal grasso, tuttavia gli scienziati hanno scoperto che esso viene prodotto anche dal muscolo, in concentrazioni elevate quando scarseggia la proteina mitocondriale atrofia ottica 1(OPA1). Negli anziani sedentari i livelli di questa proteina sono bassi, mentre sono normali in quelli che praticano attività motoria. L’assenza di movimento si traduce dunque nella sovrapproduzione di FGF21, che concorre ad un deterioramento dei mitocondri e funge da vero e proprio volano per l’invecchiamento.

Quindi quando i livelli di FGF21 nel sangue sono alti per lungo tempo l’organismo risponde con l’invecchiamento della pelle, del fegato e dell’intestino, perdendo neuroni, e con un’infiammazione generalizzata. Praticare esercizio fisico, come dimostrato da molte altre ricerche, rappresenta dunque un vero e proprio toccasana per la longevità.

I dettagli della scoperta sono stati pubblicati sull’autorevole rivista scientifica Cell Metabolism.

Nicola Ricciardelli (Personal Trainer Fitness Manager presso M2)