SOFTAIR, UN GIOCO DI SQUADRA PER NON FARE LA GUERRA

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SOFTAIR, UN GIOCO DI SQUADRA PER NON FARE LA GUERRA

Una pratica ludico- sportiva che contrariamente alle apparenze non vuole celebrare il concetto della guerra e dello scontro, ma esaltare il gioco di squadra e i valori della disciplina e del rispetto per i compagni e soprattutto per gli avversari. Sarebbe questo lo scopo del Softair, definito anche come tiro tattico-sportivo, e che oggi conta su un numero sempre più elevato di appassionati, ma che al contempo suscita qualche perplessità tra l’opinione pubblica, che vede spesso in questa attività l’esaltazione di una pratica, come quella della guerra, che andrebbe al contrario ridimensionata. Di questa percezione diffusa tra la gente è consapevole anche chi il Softair lo pratica abitualmente. Lo ha confermato anche il Presidente del CRAM (Comitato Interregionale Abruzzo Molise), Fernando Cocco, che ha precisato che “il concetto di guerra è estraneo al Softair e limitato alla presenza delle mimetiche e delle “armi”, le cosiddette Air Soft Gun, delle repliche più o meno fedeli di armi leggere che sparano pallini plastici sferici biodegradabili”. Quest’abbigliamento si giustifica anche con la maggiore facilità di mimetizzarsi nei boschi e nei contesti sempre naturali che ospitano le sessioni di gioco. Non farsi trovare dall’avversario e mettere in atto delle attente strategie per evitare di essere colpiti sono del resto l’obiettivo del gioco stesso. Lo slogan del CRAM è, infatti, “La guerra non è un gioco, il softair sì”, questo a sottolineare che ciò che si vuole trasmettere a chi pratica questo sport e anche a chi lo osserva dall’esterno è che non c’è violenza, non ci sono conflitti, ma solo gioco e lealtà. Soprattutto per i ragazzi più giovani che si approcciano a questa pratica diventa fondamentale comprendere questi presupposti. Il Presidente del CRAM ha anche sottolineato come un altro punto fermo per chi pratica il Softair è il rispetto per l’ambiente, che va assolutamente tutelato e anzi, spesso, “le squadre si sono impegnate a ripulire boschi e discariche abusive nei territori che hanno ospitato le partite”. Dunque uno sport, un gioco di squadra, un momento aggregativo. “A fine gara si mangia e si beve insieme e poi tutti a casa” e il Softair perde l’impronta della guerra e veste i panni del gioco.