Ti sei mai chiesto che fine può fare il curriculum che hai inviato?

Un'esilarante storia di ordinaria attesa tutta italiana...

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segretaria

di Eleonora Invernizzi

04.12.2018- Il curriculum sono vagamente demotivata. Una settimana fa, per esempio, ho mandato un curriculum ad una multinazionale, che aveva pubblicato un annuncio su un portale. La loro inserzione descriveva compiutamente il mio ruolo, le mie competenze, le mie attitudini e capacità, i software che so utilizzare, le lingue che so parlare; insomma, in sintesi in quell’annuncio c’era scritto “cerchiamo Eleonora Invernizzi!”

– Mi chiameranno domani! Ho pensato e quando la chiamata non è arrivata, mi sono detta: – Ci vorrà un’altra settimana!

Che, appunto, è passata. Così, oggi quando ho visto un numero sconosciuto apparire sul display del cellulare, ho pensato che fosse il mio futuro lavoro, che veniva a cercarmi. Invece era la banca, che mi comunicava che non ho attivato una certa procedura e che, bla, bla, bla, lo devo fare entro sera.

– Questa notte lo faccio, promesso.

– guarda che è importante!

– Nicola lo so. Mi sono mai dimenticata le cose importanti?

– Sì.

– Va bene. Prometto che lo farò il prima possibile.

– Ti richiamo domani così mi aggiorni.

– Ok papà.

– Non sono tuo padre.

– Va bene zio.

– Meglio.

Devo salvarmi il numero: diventerà “nonrispondere580090877”. Sbuffo tutto il mio disagio, di fronte all’ennesima delusione, nel frattempo, nella mia testa si mette in moto un dibattito:

– Il nostro curriculum sarà finito in mano ad una segretaria, antipatica, che non ne capisce nulla e l’avrà appoggiato assieme alle migliaia di fogli ammucchiati sulla sua scrivania, per giustificare il suo stipendio. Non ci chiameranno mai.

– Se non ci chiamano gli spacco le vetrine con la mazza da Baseball.

– E chiamiamola noi quest’azienda, no?! Facciamoci sentire!

– Assolutamente no: devono chiamarci loro, altrimenti facciamo la figura dei poveri bisognosi. E’ come con gli uomini: se li dobbiamo inseguire, il nostro valore si abbassa e finiscono per disprezzarci.

Fortunatamente ho sviluppato una sorta di campanello di allarme contro le seghe mentali, una specie di riconoscimento automatico dei problemi inesistenti, che, come ogni donna, sarei tentata di creare. Un allarme che suona così: “Fa quello che senti giusto fare e fottitene di tutto il resto!” Allora chiamo.

– Buonasera, sono Eleonora Invernizzi, parlo con l’azienda: “Siamoipiùfighidelmondoepaghiamoifornitori” spa?

– Buonasera signorina, mi chiamo Sonia e sì, siamo proprio noi. Preferisce che parliamo in inglese?

– Guardi, al momento la capisco perfettamente in italiano, ma se lo ritiene opportuno, possiamo cambiare lingua.

– Sa, in molti lo richiedono.

– Gentile, come avrà capito dal mio nome e dalla mia proprietà lessicale, sono un’italiana madrelingua, perché dovrei voler parlare in inglese, visto e considerato che anche lei mi sembra italiana?

– Come dicevo in molti lo richiedono: è più professionale.

– Per me non è necessario e per lei?

– Mi dica, per quale motivo ci contatta?

– Ho mandato un curriculum, per una posizione aperta.

– Lei è ingegnere?

– No, come le dicevo ho risposto ad un annuncio.

– Quando l’ha mandata?

– Una settimana fa.

– La vedo. Sì è arrivata.

– L’avete già esaminata per caso?

– Sì, è stata rifiutata.

– E perché?

– Non lo so. So che è nella cartella dei “non idonei”.

– Sonia, comprendo la limitazione delle sue informazioni in merito, ma potrebbe cortesemente farmi parlare con il responsabile della selezione del personale? Sa: vorrei tanto conoscere le motivazioni per le quali…

– Lei ha più di trentacinque anni?

– Ne ho compiuti trentanove.

– Allora è questo il motivo.

– Mi scusi ancora, ma non cercavate un senior con almeno dieci anni di comprovata esperienza?

– Sì, ma sopra i trentacinque non assumiamo.

– Mi fa la cortesia di farmi parlare con il responsabile della selezione per favore?

– Non c’è.

– E quando lo trovo?

– Senta, lei è vecchia.

– Io non sono vecchia è lei che è troppo giovane.

– E’ vecchia per questo ruolo intendo.

– Ma non è vero.

– Hanno deciso così.

– Io sono giovane dentro! Tu tu tu tu…

– Ecco, ci siamo pure fatti offendere dalla segretaria.

– Io ve l’avevo detto.

– Ha detto che siamo vecchi.

– Ha ragione: infondo vorremmo solo vedere i cantieri tutto il giorno.