Un sogno nel cassetto. Dall’Argentina a Cercemaggiore, la storia di Antonela

Antonela parte dall'Argentina e per caso si ritrova a Cercemaggiore. La sua storia, i suoi sogni, le sue aspirazioni...

In un Paese piccolo, ma con tanto via vai come Cercemaggiore, è semplice imbattersi in persone che hanno qualcosa da raccontare, che sia un arrivo o che sia una partenza. E ho capito che quando si abbandona il luogo i cui si è nati, il luogo dove è stata trascorsa l’infanzia, i propri cari, per lavoro e per tanti altri motivi, si parte per un ignoto futuro. Mentre il treno, l’aereo o la nave partono, si guarda il paese che lentamente si allontana sempre più. Una stretta al cuore e dentro si riflette sulle scelte: abbiamo fatto bene o abbiamo fatto male? Il dubbio è umano, “i nostri dubbi ci tradiscono, e impedendoci di affrontare la battaglia ci precludono sovente i dolci frutti della vittoria“, diceva Shakespeare. Antonela racconta la sua storia, la storia di lei che ha lasciato l’Argentina per tanti motivi, convinta e tenace, e che crede nei sogni e in un futuro in Italia.

“Quella di emigrare dall’Argentina non è stata una decisione semplice e affrettata. Dal 2015 ho iniziato a sentire che il mio posto era fuori da Bariloche, città nella quale ho vissuto da sempre, e persino fuori dalla mia Nazione. Lavoravo in un ufficio, mi occupavo di contabilità da 10 anni, un lavoro che potevo definire “sicuro”, ma mi sono accorta che non mi appagava e sentivo, costantemente, il bisogno di scoprire altro. Fino a quando, finalmente, nel 2018 ho preso la decisione di licenziarmi e viaggiare per 3 mesi in Europa, senza un itinerario ben preciso. Nel 2018, avevo già pensato di avviare la domanda di riconoscimento per ottenere la cittadinanza italiana, poiché mio nonno aveva origini agnonesi. Rientrata a Bariloche non avevo più nessun dubbio sul fatto che il mio posto fosse in Europa e l’incertezza politica ed economica permanente dell’Argentina, alla fine, mi ha convinta a lasciarlo. A settembre 2019, a 32 anni, sono arrivata a Roma dando inizio a questa nuova tappa.

A Cercemaggiore sono arrivata per caso. Il mio piano iniziale era quello di rimanere a Roma per una settimana, nell’attesa di ottenere un alloggio a Ravenna, al fine di completare il percorso per la domanda di cittadinanza italiana e iniziare a trovare una vera e propria sistemazione, ma non avevo calcolato che fosse già iniziato l’anno accademico ed era molto complicato cercare un appartamento lì. Grazie a un gruppo di Facebook, dedicato al processo di cittadinanza, sono riuscita a mettermi in contatto con una famiglia uruguaiana, trasferitasi a Cercemaggiore, che mi ha aiutata a trovare un appartamento in Paese, così dal 10 ottobre mi sono trasferita qui ottenendo, a gennaio, la cittadinanza italiana. In questo periodo non solo sono cresciuta come persona, ma ho anche incontrato un Paese affettuoso fatto di persone accoglienti e amichevoli, le quali mi hanno offerto una mano senza conoscermi, hanno aperto le porte della loro casa, mi hanno invitata per mille caffè e anche per qualche latte macchiato. Si sono preoccupate per me e, nei momenti in cui l’attesa burocratica mi ha angosciata particolarmente, mi hanno dato molta forza e molto coraggio. Ho imparato l’italiano a poco a poco, trovando una seconda famiglia in un Paese in cui mi sento come a casa: sono sicura che non è stata una coincidenza, il destino ha voluto che fossi qui.

Ora, man mano, capisco anche le razioni della mia famiglia. Mia madre, in realtà, mi ha sempre incoraggiata verso le mie scelte, così come mio fratello che mi ha supportata, ascoltando le mie motivazioni, e anche mia zia la quale mi ha sempre ricordato di quanto io sia coraggiosa e tenace. Mio padre, invece, un po’ meno. E’ triste per il fatto che io sia voluta andare via, ma, a distanza di qualche mese, ha messo da parte le sue aspettative per sostenermi e continua a farlo anche a distanza. In queste settimane, a causa del COVID 19, tutti i miei parenti mi hanno suggerito di tornare in Argentina. Ma non è un’opzione, perché si tratta di una pandemia. Non servirebbe tornare lì per proteggermi, nessuna nazione è immune. Poi, ripeto, sento che il mio posto è in Italia, voglio rimanere qui per lavorare e per conoscere e onorare le mie radici, per continuare ad esplorare… Mi sento di dire che se c’è qualcosa che non soddisfa la quotidianità, bisogna non esitare a fare il meglio per cambiarla. All’inizio può sembrare difficile, ma se qualcosa si desidera davvero, si troverà sempre il modo per farlo. La vita è troppo breve, facciamo del nostro meglio per essere felici“.