Visioni dallo spazio: sogniamo un luogo di partecipazione attiva

A Grazzanise, in provincia di Caserta, esiste Visioni dallo spazio; il suo obiettivo è quello di promuovere una partecipazione attiva e democratica alla vita sociale.

Quando si frequenta l’università da fuorisede, specie in un ateneo abbastanza grande come la Federico II di Napoli, si ha la fortuna di conoscere tante persone, creando legami che vanno oltre il tempo e lo spazio. Conosci persone con le quali frequenti solo la triennale, altre solo la magistrale. C’è chi ha trovato la sua strada, chi ancora sta studiando, chi è andato via e chi non sa ancora cosa fare.

Conosco Giuseppe Florio dal 2012, una delle prime persone che ho incontrato all’università, abbiamo frequentato la triennale in Filosofia assieme, poi lui ha deciso di iscriversi all’Alma Mater Studiorum, a Bologna, frequentando il corso di laurea magistrale in Antropologia culturale. 25 anni e un curriculum eccellente: giornalista pubblicista, entrambe le lauree con lode, Erasmus in Portogallo e periodo di studio post – laurea in Russia. Ora è tornato in Italia, con tanti progetti a Grazzanise, il paese in cui vive, e il paese che cerca di rianimare, di far ripartire assieme ai suoi amici. Per questo motivo nasce Visioni dallo spazio, un gruppo che mira a diventare un’associazione di volontariato vera e propria. L’abbiamo incontrato per parlare del suo progetto.

Come nasce Visioni dallo spazio e quali sono i suoi obiettivi?

Visioni dallo spazio è nata dall’embrione di un evento organizzato, a Grazzanise (Ce), la scorsa primavera dall’Aps “MOVE IT!“, che invece lavora principalmente in ambito europeo. Abbiamo pensato che potesse essere importante mettere a frutto, sul territorio, le energie che si erano catalizzate intorno a quell’iniziativa.

Per quanto enigmatico possa sembrare, il nome del gruppo è in realtà “parlante“: vogliamo creare uno “spazio” per dare vita a “visioni” alternative del territorio, ma anche creare le condizioni affinché ci sia spazio, nella società, per queste visioni alternative. L’obiettivo è quindi promuovere una partecipazione attiva e democratica alla vita sociale: vorremmo dare, soprattutto ai giovani, uno strumento per avere una propria voce, così come uno spazio in cui raccogliere queste voci. Ma anche riuscire a valorizzare le risorse (umane e culturali) del nostro territorio, provando ad inserirlo in un sistema di reti nazionali e internazionali. Le strade che vorremmo percorrere, che costituiscono anche le nostre finalità, passano per l’organizzazione di eventi culturali (ma anche di momenti per scambiare idee), la promozione della cultura della legalità, la promozione del patrimonio culturale e storico, che immaginiamo come un modo per creare un’identità condivisa.

È stato complicato, burocraticamente, dar vita all’associazione? Raccontaci i vari passaggi.

In realtà al momento siamo ancora un gruppo informale. Abbiamo già avuto un colloquio con il CSV Asso.Vo.Ce. di Caserta, che ci guiderà nella costituzione dell’Organizzazione di Volontariato, soprattutto alla luce della Riforma del Terzo Settore, che ha modificato un po’ di cose per quel che riguarda la gestione. A dire il vero, le idee per lo statuto sono chiare e già abbiamo fatto qualche riunione sul tema. Stiamo finendo di valutare alcune cose, ma si tratterà solo di vedersi per mettere tutto nero su bianco ed eleggere il Consiglio direttivo.

Il vostro è un piccolo paese, non abituato a queste attività. Come é stata, fino ad ora, la partecipazione?

In questi primi eventi stiamo provando ad utilizzare metodi di apprendimento non formale, giochi e laboratori di discussione: crediamo infatti che possa essere una buona strada, alternativa ai più classici convegni, per abituarsi a un tipo di partecipazione più attiva. Certo, non è facile e per alcuni deve essere stata un’esperienza scioccante, ma forse è una questione di abitudine. In ogni caso, quello del metodo, è un punto che discutiamo spesso durante le nostre riunioni. Il nostro obiettivo è sì sperimentare nuove metodologie, ma anche coinvolgere persone, e quindi, almeno in questa fase, non possiamo permetterci di essere dogmatici. Allo stesso tempo, per provare a coinvolgere i giovani, stiamo organizzando aperitivi periodici, in cui proviamo a mischiare il divertimento alle tematiche che intendiamo affrontare. È anche un modo per farci conoscere da un punto di vista meno “istituzionale”. Un modo per familiarizzare insomma, ma anche un segnale: il bar può essere un luogo di incontro e di discussione, che possa essere anche costruttiva per il territorio.

Tu sei uno dei membri fondatori dell’associazione. Cosa ti aspetti in futuro?

Fare delle previsioni adesso è difficile. Il nostro è un territorio che può essere tanto ricettivo quanto chiuso. Sperimentare approcci, tematiche, metodologie diverse potrà sicuramente essere un vantaggio. L’augurio, più che la previsione, è che il nostro gruppo impari a comunicare con il territorio, diventandone parte integrante, e che continui a crescere numericamente, così da avere l’apporto di esperienze e conoscenze diverse.