Emergenza climatica, danni e drammi nel 2018

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fiume piena

Il 2018 si colloca al quarto posto tra gli anni più caldi di sempre. Nel nostro Paese non si registrava un aumento delle temperature così alto dal 1800. Siccità, violenti nubifragi, ondate di calore hanno confermato che il clima è cambiato, e i danni al territorio sono aumentati. I dati del dossier Cronaca di un’emergenza annunciata, realizzata da Legambiente in collaborazione con il Gruppo Unipol, descrivono uno scenario preoccupante. Se prendiamo in considerazioni l’anno appena trascorso, le persone vittime del maltempo sono state 32 in 148 eventi estremi che si sono verificati in tutta la penisola, 66 sono stati i casi di allagamenti da piogge intense, 41 i casi di danni da trombe d’aria, 23 i danni alle infrastrutture e 20 le esondazioni fluviali. Fra i disastri  ambientali ricordiamo la siccità record registrata nel centro-sud, iniziata nell’autunno 2017, quando il fiume Trigno, che scorre in Abruzzo e in Molise, a valle dello sbarramento di San Giovanni Lipioni si è ridotto ai minimi termini. In Sicilia, la città di Palermo ha assistito a una emergenza idrica che ha richiesto una immediata riduzione dei prelievi dai serbatoi fino a metà gennaio. A marzo le trombe d’aria si sono abbattute in tutta la provincia di Caserta e nella provincia di Pisa.

La perturbazione che ha colpito tutto il Paese tra la fine di ottobre ed inizio novembre ha provocato danni e vittime. Le piogge intense e le esondazioni fluviali hanno distrutto abitazioni e infrastrutture in Sardegna. Il 2 novembre la violenza dell’acqua ha devastato il territorio della Calabria. Nelle zone più colpite sono cadute in poco più di 48 ore 750 mm di pioggia nelle Serre e 600 mm di pioggia in Aspromonte. A Casteldaccia, in provincia di Palermo, il 3 novembre in una villetta in campagna sono morte 9 persone, tra cui due bambini di cui uno di tre anni.

“La nostra ricerca rende evidente la diffusione e la dimensione degli impatti dei fenomeni meteorologici estremi nel territorio italiano, resi ancor più drammatici dal dissesto idrogeologico, da scelte urbanistiche sbagliate e dall’abusivismo edilizio”, ha spiegato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. In Italia, come ha ricordato a fine dicembre l’Ispra, i Comuni consumano circa 650 ettari di territorio ogni anno. Con una perdita dei principali servizi ecosistemici stimata tra i 215 e i 270 milioni di euro. Bisogna dunque cambiare rotta, agendo con delle politiche globali per limitare i danni alle popolazioni. Secondo il rapporto Counting the Cost: A year of climate Breakdown, redatto da Christian Aid, nel 2018 i dieci eventi meteorologici più distruttivi hanno causato danni di oltre 1 miliardo di dollari. In quattro casi i costi sono di 7 miliardi ciascuno.

Se guardiamo al nostro Paese, ci accorgiamo che  manca un piano nazionale di adattamento al clima, anche se  esistono delle buone pratiche messe in atto in alcune città italiane e europee.”Occorre dar avvio ad interventi rapidi e politiche di adattamento a partire dai grandi centri urbani attraverso nuove strategie e adeguate risorse economiche- ha aggiunto Edoardo Zanchini – Non esistono più alibi o scuse per rimanere fermi: disponiamo di competenze tecnologie per aiutare i territori e le città ad adattarsi ai cambiamenti climatici e mettere in sicurezza le persone”. Tuttavia ancora non si percepiscono i segnali di un reale cambiamento. La Cop 24 non è stata in grado, infatti, di trovare una soluzione convincente per affrontare l’urgenza dei cambiamenti climatici. Prevalgono ancora gli interessi nazionali su quelli globali. Una risposta efficace all’aumento della temperatura terrestre potrebbe arrivare dal Summit sul Clima di New York, previsto nel 2019. E per quell’occasione l’Italia dovrà superare l’obiettivo fissato per il 2030, andando oltre il 55 per cento di riduzione delle emissioni di gas serra. Intanto si attende il Piano Clima ed Energia che l’Italia avrebbe dovuto consegnare all’Europa entro il 31 dicembre.