La povertà accorcia l’esistenza e il precariato ci costa 2 anni di vita

precariato

Ne ammazza più il precariato che l’alcol. È una brusca sintesi, ma è questa la realtà dei fatti che emerge dallo studio Lifepath finanziato dalla Commissione Europea e pubblicato su Lancet. Si muore di povertà nel senso che avere una condizione sociale ed economica svantaggiata accorcia la nostra esistenza. È stato, infatti, stimato che un basso profilo professionale, come quello connesso con il precariato, ormai imperante tra le nuove generazioni, riduce la vita di 2,1 anni. Dunque uno status sociale disagiato è letale quanto il fumo, il diabete, la vita sedentaria e l’abuso di alcol che riducono la nostra aspettativa rispettivamente di 4,8 anni, 3,9 e 2,4.

Uno studio tutt’altro che rassicurante, ma che merita la giusta presa d’atto perché si inverta questa triste piega che il mondo del lavoro ha assunto, mettendo a rischio giovani  e meno giovani e il loro futuro.