Pandemia: quelle morti miserabili. Una toccante testimonianza

Nella lettera di Fiorindo, dal manicomio di Teramo, la testimonianza dell’esplosione della febbre spagnola nel 1918. Il documento è stato appena portato alla luce dal Mibact. Guarda il video

E’ toccante e cala tutti noi in un lontano clima di tristezza mista a rassegnazione. E’ la lettera di un uomo, portata alla luce dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica di Abruzzo e Molise, che testimonia l’esplosione della terribile influenza spagnola cent’anni fa.

Siamo nel 1918, immediato primo dopoguerra. A scrivere è Fiorindo, un uomo ricoverato all’Ospedale neuropsichiatrico di Teramo. Al fratello racconta le condizioni in cui si trova il manicomio, parla di una dilagante febbre che non perdona, di un numero spropositato di malati e, per tanti di loro, di una morte che definisce insistentemente miserabile. Miserabile perché priva di dignità: “In questo luogo tutto è miseria. Si muore a decine – scrive – Come i pulcini“. E si augura che questo triste destino non tocchi anche a lui, indicando alla sua famiglia le ultime volontà.

Il documento espone al mondo di oggi le macerie di un popolo già distrutto, uscito da ciò che prima della Spagnola egli stesso reputava il peggio, la guerra. Ma descrive emozioni fortemente riconducibili all’attualità. Considerata la più grande pandemia del XX secolo, la Spagnola provocò decine di milioni di vittime in tutto il mondo. Le stime più generose parlano di 10 milioni, quelle più aspre 50.

In Italia ben tre ondate di infezione portarono il numero dei morti a 400 mila. Solo all’ospedale psichiatrico di Teramo, dove a parlare sono le cartelle cliniche, i numeri non scherzano: 57 morti, 23 donne e 34 uomini. Le immagini del tempo mostrano foto di gruppo con le mascherine. E trasmettono i timori e il senso di impotenza delle popolazioni.

Fiorindo, che in quel manicomio c’era entrato nel 1900, morì nel ’29. S’impiccò per paranoia da persecuzione. Oggi quella lettera è stata riportata alla luce dal lavoro di alcuni ricercatori (Maria Teresa Ranalli e Alessandra Di Giovanni) e dal Mibact. Nel video pubblicato su you tube viene magistralmente riprodotta grazie alle voci di Edoardo Oliva e Mario Massarotti. Fa parte di un eccellente percorso di valorizzazione dei nostri preziosissimi beni archivistici voluto dal Ministro Franceschini. E al contempo il giusto riconoscimento alle tante professionalità che nel nostro paese si occupano di tutela e conservazione.

Abbiamo un patrimonio comune sconfinato, che tanto ha ancora da rivelare. E che possiamo conoscere oggi anche da casa attraverso il sito del Mibact ed i relativi profili social come facebook, instagram, twitter e you tube.