Stephen Hawking: “per quanto difficile possa apparire la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare”

Oggi ricorre l'anniversario della morte di Stephen Hawking avvenuta il 14 marzo 2018. Grande scienziato di fame mondiale e divulgatore scientifico.

Due anni fa il mondo della scienza subì un grandissimo lutto: la morte di Stephen Hawking, uno dei cosmologi più celebri degli ultimi decenni per le sue teorie sui buchi neri e l’origine dell’universo: con lui la teoria dei buchi neri terminò di essere mera fantascienza.

Appena 21enne, scoprì di essere affetto da Sla, malattia degenerativa che lo costrinse all’immobilità negli anni Ottanta. Studiò fisica a Oxford e cosmologia a Cambridge. Aveva un’intelligenza fuori dal comune, tanto da considerare gli studi universitari “ridicolmente facili”, affermazione comprensibile se a pronunciarla è un genio del genere. Tramite un sintetizzatore vocale, è sempre riuscito a comunicare con il mondo e nel 2017 aveva concordato un volo suborbitale con la Virgin Galactic di Richard Branson, perché uno dei suoi sogni più grandi era viaggiare nello spazio.

Tante curiosità e tante coincidenze segnano la vita dello scienziato che è scomparso esattamente a 130 anni dalla nascita di Albert Einstein, padre della teoria della relatività, nato il 14 marzo 1879. Non è la prima coincidenza del genere nella vita di Hawking, che era nato anche l’8 gennaio 1942, data che, come egli stesso teneva precisava, segnava 300 anni esatti dalla morte di un altro gigante dell’astronomia, Galileo Galilei, l’8 gennaio 1642.

Oltre a un grande maestro di scienza Stephen Howking è stato anche un eccellente maestro di vita, dimostrando di affrontare pienamente un gravissimo handicap motorio. Fino alla fine dei suoi giorni ha esercitato il suo ruolo di divulgatore scientifico e docente universitario, mantenendo sempre un atteggiamento positivo nei confronti della vita stessa.