A Contemporary Fairytale – ognuno ha la sua storia da raccontare

La luce soffusa delle candele, la musica come sottofondo e una discesa verso le emozioni più profonde. Questi gli ingredienti di A Contemporary Fairytale

Il bello della fotografia è che pur essendo personale, soggettiva, tutti trovano il modo di immedesimarsi. Ecco perché vi consiglio di visitare la mostra che resterà aperta al pubblico fino alle ore 20.30 di domenica 20 febbraio.

In occasione della mia visita ho incontrato tre dei sedici artisti che hanno esposto le loro opere in galleria e Mino Pasqualone, stavolta nelle vesti di un moderno Virgilio che ha guidato tanti Dante in un percorso intenso e ricco di emozioni.

Gianna Piano – Le spose di Barbablù

Che tipo di percorso interiore hai fatto per arrivare a questo risultato?

Sono molto sensibile a questo tema e viene da molto lontano perché io ho vissuto per tanti anni in una grande città e questa storia della violenza sulle donne mi era molto vicina. Campobasso, essendo più piccola, c’è un tenere molto più nascoste le cose, perché si ha paura del vicino, del giudizio. Io ho vissuto una situazione in cui la violenza o la possibilità di violenza è molto più a portata di mano. Ma è una cosa che viene da lontano ed è irrisolta. Conosco persone che hanno vissuto la violenza in una situazione di totale impotenza in un’epoca in cui dire queste cose voleva dire contraddire l’uomo da cui dipendeva. Quello della violenza sulle donne è un problema arcaico, paragonabile alla violenza che abbiamo nei confronti della natura, e per cui non ci siamo mai mossi per fare qualcosa di concreto per cambiare

Se un uomo che violenta una donna si fermasse a vedere la tua opera, cosa vorresti che pensasse?

Ci sono tanti tipi di violenze, non c’è solo la violenza fisica. Esiste ed è forse ancora più grave quella verbale e quella psicologica, che sono più difficili anche da provare e da ammettere. Ci sono donne che vivono per tanti anni con un uomo perché quella diventa normalità, una normalità negativa che le costringe a non poter abbandonare il luogo in cui soffrono per salvaguardare l’integrità dei figli, anche quando una famiglia non esiste già più. Molto spesso gli eventi negativi fanno da imprinting nei bambini e spesso i ragazzi diventano alcolisti perché i genitori lo sono stati in passato. È una statistica, non mi sto inventando nulla, mi sono semplicemente attenuta alla realtà, anche quella che non mi piace. Purché se ne parli perché le persone che vivono nella violenza sono sole.

Daniele Palmiero – Pan

Perché hai scelto questo tema?

È un tema che mi sta molto a cuore. Quella di Peter Pan è una delle fiabe più famose, che parla di un bambino che non cresce mai. Mi piace pensare che non voglia crescere perché non vuole smettere di sognare. Penso che i sogni siano la forza che muove il mondo e continuo ad avere la speranza che tutti rimangano un po’ bambini perché solo con gli occhi di un bambino puoi vedere il mondo sempre diverso, senza mai annoiarti, senza smettere di sorprendersi di fronte alle piccole cose. Man mano che si diventa adulti si tende a trovare sempre più banali le cose che una volta trovavi speciali. Il voler essere un po’ bambini viene spesso vista come una debolezza, ma può tranquillamente trasformarsi in forza in determinate occasioni. Mi auguro che le persone capiscano che anche loro vorrebbero essere come Peter Pan, anche se solo in parte.

Come ti aiutato Mino a riportare la tua storia così come te l’eri immaginata?

Sono partito da questa storia proprio perché questa storia mi affascina e mi ci rivedo. Mino mi ha ispirato un sacco. Soprattutto il giorno degli scatti, inizialmente non era partita così la storia e Mino mi ha fatto notare che c’era una somiglianza tra il bambino e il ragazzo delle foto e che entrambi assomigliassero a Peter Pan.

Francesca Bozza – Nuovo Cinema Paradiso

Mi racconti la tua storia?

La mia storia è un chiaro riferimento al film di Tornatore. Ho scelto questo film per molteplici motivi: innanzitutto è il mio film preferito, quello che mi ha fatto conoscere mio papà e che mi ha fatto avvicinare alle mie più grandi passioni, ovvero la fotografia e il cinema. Un po’ mi sono sempre rivista come un Totò, un po’ sbadato, follemente innamorato di tante cose, dalla terra alle sue passioni, che continua a credere nel suo sogno nonostante le difficoltà che incontra sulla strada. Mi rivedo molto in Totò anche per la sua capacità di amare: questa è infatti la storia di un amore finito, di un amore che però si porterà dentro per tutta la vita quindi ho deciso di dare voce ad un personaggio che già a priori mi stava vicino.

È stata immediata o pensata la tua scelta?

Il film lascia quell’amaro in bocca, cosa che è successa anche a me. La fortuna/sfortuna è stata che il corso e la fine della storia d’amore coincidessero. Poi è stato grazie a Mino che con la maieutica mi ha permesso di tirare fuori quello che avevo provato e di trasformarlo in immagini.

Mino Pasqualone – Ogni giorno racconto la favola mia

La mostra s’intitola A Contemporary Fairytale che tradotto significa favola contemporanea. Come mai questo titolo?

Il titolo parte dal fatto che tutti gli avvenimenti della nostra vita quotidiana trasformati in fotografia, in storie possono essere in un certo senso romanzati, quindi è possibile costruirci su delle immagini che nella nostra testa si formano in base ai racconti che possono essere sia crudi così come sono nella realtà, sia un po’ più elaborati per renderli piacevoli al pubblico. Considerato che tutte le favole sono fatte di storie che appartengono anche alla nostra vita, la favola contemporanea è in grado di trasportare nel contemporaneo gli avvenimenti della nostra vita per farli sembrare delle favole.

Come sarebbe la tua favola contemporanea? Sei già riuscito ad immortalarla?

La mia favola la racconto continuamente, attraverso i miei profili, il mio sito, le mostre. È come se fosse un’unica favola ma divisa in puntate, ogni volta ne racconto un pezzo. Mi faccio influenzare molto dalle favole degli altri, mettendoci sempre del mio. La mia favola la sto raccontando, ma ancora non è completa. Vorrei che finisse con un ‘vissero tutto felici e contenti’.

Hai guidato sedici persone in un percorso introspettivo che aveva come scopo quello di imparare a gestire le proprie emozioni. Ne hai ricavato qualcosa anche tu a livello personale? Sono stati gli altri ad insegnarti qualcosa?

Assolutamente sì. Mi sono specchiato in loro, mi sono ritrovato nelle loro storie e mi hanno permesso di non sentirmi solo.

Preferisci essere fotografo o mentore per altri fotografi? O pensi che una persona possa essere più di una cosa?

Preferisco essere fotografo perché mi piace raccontare le cose attraverso la fotografia secondo quello che c’è nella mia testa. Però quando vedo che le persone mi considerano il loro mentore e mi prendono come spunto d’ispirazione mi sento soddisfatto del mio lavoro.