La strage silenziosa degli ambientalisti: tre vittime ogni settimana

Juliàn Carillon sapeva che la sua vita era in pericolo, perché la sua ferma opposizione alle concessioni minerarie e alla deforestazione nello Stato del Chihuahua, in Messico, non piaceva a  quelli che sfruttano le risorse naturali di quel territorio, dove vive  la comunità tarahumara. Ma Juliàn Carillon Martinez non ha smesso di lottare nemmeno dopo aver visto la sua casa bruciare e aver assistito all’uccisione di cinque componenti della sua famiglia. E  il suo corpo viene ritrovato crivellato di colpi la notte del 24 ottobre 2018 sulle montagne che ha provato a difendere. Quella di Juliàn Carillon, però, è soltanto una delle numerose storie di ambientalisti che ogni giorno combattono per difendere il Pianeta.

Secondo il rapporto annuale Enemies of the State? della Ong Global Witness, infatti, 164  difensori dell’ambiente sono stati uccisi, nel 2018, in tutto il mondo: si tratta di tre morti alla settimana e probabilmente la cifra è sottostimata. E tantissimi attivisti invece sono stati messi a tacere attraverso minacce, cause legali e arresti. Tra i paesi in cima alla terribile classifica stilata da Global Witness si trovano le Filippine, la Colombia, l’India e il Brasile dove sono stati registrati rispettivamente 30, 24, 23 e 20 omicidi in un solo anno.

“La violenza degli omicidi è solo la più visibile di una miriade di minacce che gli ambientalisti affrontano – spiega Global Witness – In tutti i continenti, i governi e le aziende utilizzano anche tribunali e sistemi legali come strumenti di oppressione contro coloro che minacciano il loro potere e i loro interessi”.

Nello stesso anno, in Guatemala, moltissimi territori sono stati distrutti in seguito alla crescita di investimenti privati e esteri, che hanno  dato il via a un’ondata di sfratti forzati e violenti, in particolare nelle aree indigene. Joel Raymundo, del movimento guatemalteco di resistenza pacifica contro la costruzione di dighe idroelettriche in terre indigene, ha dichiarato a Global Witness: “Dicono che siamo terroristi, delinquenti, assassini che appartengono a gruppi armati, ma in realtà ci stanno soltanto uccidendo”.

L’attivismo ambientalista, però, non è un pericolo soltanto per i governi del Sud del mondo. Anche nel Regno Unito sono state emesse pene detentive particolarmente rigoroso contro i manifestanti anti-fracking. Mentre negli Stati Uniti i manifestanti ambientalisti sono definiti terroristi economici e l’atteggiamento anti-ambientalista del governo Trump – in linea con gli interessi delle multinazionali – sta alimentando i pregiudizi verso chi difende l’ambiente, che può trovarsi ad essere ingiustamente trascinato nei tribunali a difendersi per crimini che crimini non sono.