CBD non cura il Covid-19, ma riduce l’infiammazione

C'è chi ipotizza l'uso di CBD per curare il Covid-19 fra bufale e realtà

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Nella gravità delle conseguenze sanitarie provocate dalla pandemia mondiale di questo nuovo Coronavirus, non si è potuto evitare anche la proliferazione di fake news che tanto facilmente prendono piede di questi tempi. Purtroppo si tratta di un deplorevole fenomeno per così dire “fisiologico” in epoca di Web 3.0 quale è quella che stiamo vivendo, una situazione del tutto nuova essendo questa la prima pandemia ai tempi dei social.

Già prima dello scoppio di questa emergenza l’incremento di persone connesse alla rete Internet principalmente tramite mobile era in costante ascesa, ma adesso è sostanzialmente un must per sopperire all’isolamento sociale causato dalle misure di contenimento del contagio. La messaggistica istantanea combinata ai social network è un moderno tam tam di straordinaria velocità, che sta costringendo le principali istituzioni ad un forte monitoraggio continuo di contrasto alla disinformazione.

Fra le varie bufale circolate nelle ultime settimane si parla di prevenire e curare il Covid-19 con dosi massicce di vitamina C, fare gargarismi con l’Amuchina per evitare l’infiammazione polmonare, addirittura fino a garantire che la Cannabis cura i malati di Covid-19. Le fake news a tema Cannabis, nelle loro varie versioni, sono scese nel particolare per essere piuttosto credibili, andando a richiamare presunte evidenze scientifiche di ricercatori anglosassoni sulla validità della molecola CBD per debellare l’infezione da Coronavirus. Qualcun altro invece attribuiva questa proprietà ad un altro principio attivo, il THCV.

Il CBD (Cannabidiolo) è il composto chimico principale che si trova nelle piante di canapa, il quale può essere un forte elemento di contrasto ai batteri Gram-positivi (a questo gruppo appartengono molti altri batteri pericolosi come, per esempio, lo Streptococcus pneumoniae e lo Staphylococcus aureus che sono causa di gravi infezioni). Da tempo i principi attivi della Cannabis vengono sfruttati con ottimi risultati anche per alleviare lo stress, ridurre taluni disturbi neurologici, contrastare i dolori di patologie autoimmuni (come la diffusa fibromialgia): questo è possibile con la formulazione in cristalli oppure con l’olio di CBD come visibile su questo sito, quindi come olio da assumere per via orale oppure da usare per massaggi rilassanti.

Il dott. Cardio Privitera, medico siciliano nonché profondo conoscitore delle qualità terapeutiche della Cannabis, ha spiegato in un’intervista a Fanpage che “Quando ci infettiamo con il virus, lui entra nelle cellule e le danneggia e si crea una prima risposta infiammatoria. Dopodiché i pazienti in cui si complica la situazione vanno in rianimazione per la risposta infiammatoria esagerata scatenata dal virus e questo è un meccanismo in cui la cannabis va ad agire come immunomodulatore. La cannabis in quest’ottica, così come è già stato dimostrato nel trattamento di polmoniti dovute ad altri agenti virali che danno quadri patologici simili, ha dimostrato di poter migliorare i risultati clinici migliorando la risposta infiammatoria.”

Nel frattempo è fondamentale continuare a sostenere la raccolta fondi per l’acquisto di ventilatori, per sottrarre i malati alla morte.