Campobasso. Appuntamenti virtuali a scuola, gli studenti non si fermano

Continuano gli appuntamenti virtuali nell'ambito del progetto "Dalla peste al Coronavirus: le pandemie e la cultura", dell'Istituto Montini - Pertini - Cuoco

Continuano gli appuntamenti virtuali di Web Radio TV Cuoco, dell’Istituto Pertini – Montini – Cuoco i quali vedono coinvolti gli studenti dell’Istituto Professionale “Vincenzo Cuoco”. L’argomento, che invita gli studenti alla riflessione, si dispiega nell’ambito del progetto “Dalla peste al Coronavirus: le pandemie e la cultura“, in cui gli alunni producono degli elaborati per ogni incontro, con lo scopo di riflettere sul tema, sul contagio e sulle analogie con altre epidemie diffuse nel passato, lasciando spazio a pensieri e speranze.

Due studentesse, Silvia Fiorucci e Carmela Minichillo della 4 B, raccontano le varie ondate epidemiche che diversi popoli hanno dovuto affrontare nei secoli passati e il loro rapporto con esse. Ne riportiamo i passi più significativi che, dalla storia, ci fanno sperare ad un cambiamento radicale verso momenti migliori.

“Ogni epidemia ha, indubbiamente, cambiato le società in cui è comparsa, quest’oggi vorremmo soffermarci su quelle considerate le più temute e le cui conseguenze, probabilmente, hanno maggiormente influenzato il corso della storia: Peste ateniese (430-426 a.C.), Peste di Cipriano (251-270 d.C.), Peste nera (1346-1353), Influenza spagnola (1918-1920), Influenza asiatica (1957-1958), Influenza di Hong Kong (1968-1969). […] Secondo alcuni studi la peste nera uccise da 25 a 100 milioni di persone. Oltre al forte calo demografico ci furono grandi carestie causate, ancora una volta, dalla crisi del mondo agricolo, per questo molti abbandonarono le campagne per la città. Dopo questi anni ci fu un grande mutamento sociale, si stabilì un nuovo equilibrio tra popolazione e risorse con una nuova redistribuzione delle ricchezze a favore di una nuova classe sociale emergente, la borghesia. […] In conclusione di questo nostro “viaggio” tra le maggiori epidemie della storia, si può probabilmente affermare che da sempre l’umanità ha dovuto, ciclicamente, e per un periodo affrontare la diffusione di morbi e virus fortemente letali, contro i quali non si avevano gli strumenti e le conoscenze adeguate per contrastarli. Rilevando tra le principali e ricorrenti conseguenze un calo demografico, carestie, instabilità economiche, politiche e sociali, ma anche grandi cambiamenti e processi irreversibili destinati a influenzare e mutare la storia dei popoli e territori”.

Altre due studentesse Francesca Di Nunzio e Camilla Vasile, Classe III A, si sono cimentate in una riflessione sulla realtà attuale e sui cambiamenti che la pandemia a portato nella società e nelle nostre abitudini. Ne riportiamo gli ultimi passi:

“31 gennaio 2020, una pandemia nota con il nome di Covid-19, o più semplicemente malattia da Coronavirus 2019, colpisce anche l’Italia. Si insedia in maniera silenziosa nelle nostre vite sconvolgendo la nostra quotidianità. Uccide le persone nella più totale solitudine, poiché non permette ai familiari di restare vicino alle vittime. […]Crediamo che tra qualche anno ci ritroveremo tra le pagine dei libri di storia. Non sappiamo cosa verrà scritto, ma sicuramente avremo molto da ricordare. Verranno ricordati tutti quelli che non ce l’hanno fatta ma anche quelli che hanno vinto la battaglia col nemico invisibile. Ricorderemo tutto il personale ospedaliero che con dedizione e testardaggine è andato fino in fondo. Tutti quelli che non si sono potuti fermare neanche volendolo, i farmacisti, i negozianti, gli autotrasportatori, gli operai delle fabbriche. […] Ricorderemo che da questa orribile situazione ne saremo usciti cambiati e da essa avremo imparato a rispettare tutto e tutti. Avremo imparato che l’amore, la salute, la famiglia, il lavoro, gli amici sono le uniche colonne portanti della vita e che d’ora in poi le non daremo più per scontate. Avremo imparato che le apparenze che ci accerchiano non contano quanto i valori, che sono la base e la linfa della vita. Soprattutto avremo imparato da questa esperienza che non si diventa uniti e solidali solo una volta varcato il limite, ma lo si deve essere sempre“.