Covid-19. La sensibilizzazione verso l’igiene negli ambienti domestici: come le nostre case (e i nostri bagni) stanno cambiando faccia

Insieme all’avvento dell’autunno arriva nelle case degli italiani il tanto atteso catalogo di Ikea, la catena di arredamento più celebre al mondo, quest’anno oggetto di un interessante articolo su Linkiesta, che ha fatto luce su come Ikea abbia modificato la dicitura “casa da abitare” a “casa da vivere”, alludendo a come siano cambiate le case dopo il lockdown. Il focus dell’articolo è rivolto a come, quest’anno, tutti abbiano vissuto la propria casa in modo particolarmente intenso, con conseguenti stravolgimenti sul fronte dello stile abitativo. Al contrario degli anni passati, il colosso svedese dell’arredo propone quest’anno delle soluzioni volte più alla funzionalità, all’ottimizzazione degli spazi, all’odrine e allo stoccaggio, per una dimora che non punta più a un’estetica da copertina, ma alla praticità, alla facilità di pulizia e all’organizzazione degli spazi nell’ottica della coabitazione, spesso per 24 ore al giorno, di tutti i componenti del nucleo familiare.

Come si sono trasformate le nostre case durante il lockdown

Partiamo dal salotto, prima deputato al ricevimento degli ospiti e ai momenti di condivisione, oggi si trasforma in un piccolo ufficio per lo smart working e per il proseguimento delle attività lavorative; le camere e le camerette, dove la priorità attuale è la capienza degli armadi e dei contenitori per i giochi dei bambini invece dell’abbinamento cromatico dei tessili; la cucina, dove il piano di appoggio e gli utensili per cucinare fanno adesso da padroni, basti pensare a quanto ognuno di noi ha cucinato durante la quarantena; infine il bagno, passato dall’essere una piccola spa privata a un luogo funzionale ed estremamente ottimizzato per il benessere contemporaneo di tutti i membri della famiglia. Ed è proprio sul bagno che vogliamo soffermarci, specialmente in virtù del fatto che, in tempi di pandemia, deve essere sì pratico ed efficiente, ma soprattutto facile da igienizzare.

Come le epidemie hanno rimodellato i nostri bagni nel tempo

I trend dell’arredamento dei bagni seguono da sempre i trend epidemiologici. Negli States, durante le epidemie da colera e tubercolosi, si sono resi necessari dei cambiamenti radicali nell’arredo delle stanze da bagno, all’epoca rivolti soprattutto ai ceti più abbienti che disponevano di bagni interni alle dimore. Verso la fine dell’Ottocento, il legno regnava incontrastato all’interno dei bagni, dove veniva impiegato per il rivestimento dei lavabi, ma anche dei primi water e delle vasche da bagno. Presto si compresero i rischi legati all’utilizzo del legno in questi ambienti, in quanto potenziale ricettacolo di batteri e agenti patogeni. Cominciò così una nuova era in cui il legno fu abbandonato in favore di materiali più pratici come la ghisa smaltata. Lo stesso accadde sui pavimenti, dove il legno venne sostituito dal linoleum, mentre i tessili pesanti dei tendaggi lasciarono spazio a tende in lino, più facili da rimuovere e lavare, nonché più luminose. Anticamente, infatti, i dettami della medicina si basavano anche sull’esposizione ai bagni di sole, per cui delle stanze da bagno più luminose erano sicuramente più funzionali al mantenimento di un buono stato di salute degli utilizzatori, ragion per cui anche il colore venne abbandonato in funzione di tendaggi bianchi.

All’inizio del Novecento, cambiò radicalmente anche il modo di disporre i bagni nelle case: si inziarono a costruire i bagni di servizio, delle stanze separate che limitavano la contaminazione dei bagni padronali. Con la diffusione della ceramica e delle piastrelle, a cavallo tra le due guerre, il trend delineava l’utilizzo di elementi decorativi molto facili da pulire, finché il bagno smise di avere una funzione di prevenzione delle malattie, con la conseguente apparizione della moquette e della tappezzeria nei bagni, negli anni Settanta.

Arriviamo ai giorni nostri, cosa sta cambiando con la pandemia da covid-19?

Come il covid-19 ha rimodellato i nostri bagni

Come sottolinea la multinazionale svedese, il bagno dovrà essere innanzitutto igienico e funzionale, dotato di superfici e piani di appoggio facili da pulire, con l’impiego di resine poco porose e dalle proprietà antibatteriche, ma soprattutto privo di qualsiasi elemento in grado di trasformarsi in un ricettacolo di batteri. Partiamo dalle calzature, che dovranno essere lasciate all’esterno della stanza, se non fuori dalla porta di casa, alle spugne deputate alle pulizie, che dovranno essere sostituite con frequenza settimanale, fino ad arrivare allo scopino del WC, che verrà sostituito, nella maggior parte delle case, da idroscopini, doccini o scopini WC senza setole. Gli scopini tradizionali, infatti, veicolano un numero elevatissimo di germi e batteri impossibili da eliminare attraverso le pulizie domestiche. Via libera all’utilizzo di prodotti a base di candeggina diluita, come da indicazioni ministeriali, che andranno a sostituire i tradizionali detergenti e detersivi. In termini di disposizione, i lavabi potrebbero essere presto installati in prossimità degli ingressi, delle anticamere o persino delle camere, mentre i bagni saranno dotati di ambienti come gli antibagni, ossia dei disimpegni in cui lasciare indumenti e accessori affinché si limiti la possibile contaminazione da agenti patogeni. Infine, la domotica e le soluzioni wireless contribuiranno a ridurre la necessità di toccare le superfici: sensori per le luci, per lo sciacquone e per i miscelatori ci aiuteranno a vivere in un’ottica di maggiore igiene e sicurezza.