Rientro in classe a Campobasso. Terminal bus al fotofinish nei venti minuti…di fuoco

Si torna a scuola in presenza al 75% tra petizioni, discussioni, mobilitazioni e controlli a tappeto. Dalla stazione degli autobus al liceo: cronaca di una mezzora di spostamenti

Terminal bus di Campobasso, ore 7.45. Secondo giorno di scuola in presenza al 75% per i ragazzi delle superiori. Che in gran parte transitano da qui. Dallo scorso fine settimana le chat di insegnanti, genitori e studenti sono calde. Prolungate la DAD, chiedono, almeno finché non si esce dal periodo più a rischio. Allora si riaprirà a maggio, affermano altri, di contro.

Il dibattito è aperto da giorni: da una parte si ha paura, dall’altra si chiede che la scuola torni ad essere centrale, ricordando che non è lì che avvengono i contagi. Il problema, però, sono i trasporti. Ma è stata ridotta l’affluenza. Occorre controllare allora: se i ragazzi prendono il bus alla rinfusa non risolviamo. E via così.

Nel weekend arriva la petizione dei docenti, moltissimi: allungare la DAD. E gli studenti più grandi, con la stessa richiesta, invitano alla mobilitazione. Un’azione vera però, affermano i più coerenti. Un’azione ad oltranza che arrivi ad una risposta. Ragionamento in sé logico e coerente, ma quale genitore autorizza assenze ad oltranza? Perché di assenze stiamo parlando. Tra la confusione crescente e la necessità di capire, considerando anche che i prof sono d’accordo, il più delle famiglie autorizza i figli a stare a casa. Ma solo per un giorno, poi… in classe! Un quieto vivere. Un giorno.

Diverse a dire il vero le reazioni nei due licei storici della città. Al Classico il preside passa le lezioni al 50%, come indicato dal nazionale ma non dal regionale. Allo Scientifico resta il 75 e parte l’azione dimostrativa dei ragazzi. Che restano a casa, avvisano i prof e si mettono a disposizione al pc. Una DAD non autorizzata però. Chi vorrà utilizzerà una piattaforma diversa e lo farà in via personale.

Siamo sempre al Terminal. E sono sempre le 7.45. Tutto sta per avvenire. Sì, perché tutto avviene, ogni mattina in una mezzora al massimo. Arrivano i bus dai paesi, si caricano le navette, poi torna la tranquillità. Nell’arco di qualche minuto si forma la coda dei torpedoni in arrivo, i ragazzi che si spostano a piedi vengono convogliati dai vigili, ce ne sono diversi, anche troppi. Gli altri vanno alle fermate delle navette. Tutti portano la mascherina. Alcuni l’hanno abbassata perché stanno fumando (un rischio vale l’altro…).

Sono le 7.55. Ad aspettare la navetta dello Scientifico Romita sono una quarantina. Più di ieri, mi dicono le guardie che controllano la situazione. Tre studenti mi spiegano che loro non entrano ma vogliono andare a vedere come procede. Sono di quinta, uno sostiene un’azione più decisa, l’altra vuole lasciare invece delle chance: entro, ma appena vedo il pericolo mi fermo e torno a casa. Arriva la navetta: in due controllano regolarità e collocazione nel bus. Tutti prendono posto; al limite raggiunto le porte si chiudono.

Di mezzi per il Romita ne sono partiti solo due stamattina, una non è servita. Sì, perché da ieri le navette sono tre. E vengono piazzate tutte insieme, contemporaneamente. Francesco Sepede, responsabile personale Seac, sta seguendo tutto di persona. Con la terza, vuota, lui torna in sede. Ma non siamo ancora a regime, mi spiega. Fino al 50% siamo tranquilli, aggiunge e ripete più volte. Poi probabilmente ne servirà una quarta, ma dovremo fare fronte ad una situazione sicuramente più difficile da gestire per tempi e presenze. Intanto partono anche le altre navette per il centro.

Tutto ora si è placato. Sono le 8.05. Mi avvio verso lo Scientifico per sapere com’è andato l’ingresso e sul percorso passo accanto alla scuola Colozza. Un’auto dei Vigili urbani sta ancora sostando, il più dei genitori se ne sta andando: anche lì il movimento si è appena sedato. Un volontario, chiamato dalla Prefettura in appoggio ai vigili, mi dice che gli unici rimproveri sono andati ai genitori. I bambini entrano, loro spesso restano lì a chiacchierare.

Al Romita il piazzale del retro è praticamente vuoto. Tre dei volontari di Protezione civile, anch’essi ingaggiati per aiutare i ragazzi a muoversi in sicurezza, mi spiegano che tutto è stato tranquillo. I ragazzi si sono mossi con prudenza, nessun problema anche all’uscita: ieri sono usciti a scaglioni, con ordine, mi spiegano.

Oggi intanto chi è rimasto a casa ha praticamente saltato la mattinata didattica e si è beccato un’assenza. Alcuni docenti hanno superato la mancata autorizzazione ed hanno fatto lezione su piattaforme diverse da quella istituzionale, ma pochi.

Domani il numero di studenti, in giro e in classe, aumenterà di certo. E il mood, a disposizioni invariate, dovrà restare lo stesso.