Chi sono i serial killer? Ne parliamo con il dottor Daniele Acquasana

Chi è un serial killer? Ne parliamo con Daniele Acquasana, un assistente sociale che dopo diverse esperienze professionali in Molise e in Abruzzo, oggi lavora presso l'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Pescara e collabora con il Rea (International Institute of Criminoly) di Pescara

Il cosiddetto Serial Murder, o meglio, l’omicidio seriale è definito dal CCM (Crime Classification Manual) come tre o più eventi omicidiari, commessi in tre luoghi differenti, separati da un intervallo di raffreddamento emozionale del killer. L’aspetto più importante della definizione sta proprio in quel “raffreddamento emozionale”. I Serial Killer, infatti nella maggioranza dei casi, uccidono per soddisfare un bisogno interiore e continuano ad uccidere affinchè questo bisogno interiore, accompagnato tal volta anche da un rituale, non viene soddisfatto. Tuttavia, poiché la realtà non raggiunge mai la fantasia, la soddisfazione è impossibile, dunque il killer seriale non smetterà mai di uccidere fino a quando non verrà catturato, oppure  per sopraggiunta morte o malattia debilitante. Solitamente i serial killer vengono catturati quando la loro furia omicida degenera e incominciano a commettere errori di commissione e, di conseguenza, lasciano molte tracce dietro di sé utili agli investigatori per identificarli.

Dai tuoi studi svolti sull’argomento, qual è il profilo dei serial killers?

Statisticamente, il serial killer “medio” è un maschio bianco, proveniente da una classe sociale medio-bassa, di solito tra i 20 e i 40 anni. Molti hanno subito abusi fisici o emozionali durante la fase infantile, spesso vi è una sensazione di inadeguatezza, un basso livello di autostima, legati talvolta a traumi infantili (umiliazioni, abusi sessuali) o a una condizione socio-economica deprimente. Alcuni sono stati adottati. Da bambini spesso i “futuri” serial killer sono piromani, torturano gli animali ed hanno un enuresi notturna (questi comportamenti possono mostrare nell’infanzia alcuni segnali di avvertimento conosciuti anche come la “Triade di Mac Donald” dei sintomi). Va chiarito però che a tali segnali non consegue necessariamente una carriera criminale ma ciò non toglie che sono problematiche infantili interiori, che potrebbero sfociare in comportamenti criminali futuri. Anche dei traumi cerebrali sono comuni nelle caratteristiche dei sk, altri invece mostrano sicurezza, sono molto intelligenti e fanno ben sperare come futuri professionisti di successo. L’incapacità di provare empatia con la sofferenza delle proprie vittime, è un altra caratteristica comune ai serial killer, è frequentemente descritta con aggettivi come psicopatica o sociopatica.

Come possono essere “categorizzati”? 

In generale, i serial killers sono classificabili in due grandi categorie: organizzati e disorganizzati.

  • I serial killer organizzati sono killer lucidi, spesso molto intelligenti, metodici nella pianificazione dei crimini. Mantengono un alto livello di controllo sull’andamento del delitto; hanno conoscenze specifiche sui metodi di indagine della polizia, che applicano allo scopo di occultare scientificamente le prove. Seguono con attenzione l’andamento delle indagini attraverso i mass media e concepiscono i loro omicidi come progetti di alto livello. Nello specifico un tipo di killer organizzato, tende a portare sul luogo del delitto l’arma (kit dell’omicidio) o le armi che utilizzerà per commetterlo, così come provvederà a portarle via, una volta completato il suo disegno criminoso.
  • Mentre, i serial killer disorganizzati sono soggetti che agiscono impulsivamente, spesso uccidendo quando se ne verifica l’occasione, senza una reale pianificazione, attraverso attacchi improvvisi. Spesso hanno un basso livello culturale e un quoziente d’intelligenza non eccelso; non sono metodici, non occultano le tracce (sebbene siano talvolta in grado di sfuggire alle indagini per qualche tempo,principalmente spostandosi velocemente e grazie alla natura intrinsecamente “disordinata” del loro comportamento su lunghi archi di tempo). Questo genere di killer in genere ha una vita sociale e affettiva estremamente carente e a volte qualche forma di disturbo mentale. Gli assassini seriali disorganizzati rifiutano essere inseriti nella  società, hanno una tendenza all’ansia al momento del crimine, commettono delitti spontanei con vittime sconosciute, anche se in certi casi possono conoscere la vittima; compiono atti di libidine post-mortem e lasciano il cadavere sulla scena del crimine. Le violenze sul cadavere, come il depezzamento, lo squartamento, l’eviscerazione, vengono fatte per spersonalizzare la vittima e renderla irriconoscibile.
  • La tipologia Visionari – Allucinati è affetta da grave psicosi, agisce in preda ad allucinazioni visive o uditive, accompagnate da interpretazioni deliranti. Le voci, le immagini, spingono a uccidere per conto di Dio o di Satana, legittimando la violenza.
  • I Missionari hanno come scopo la “missione” di cui si fanno carico è quella di liberare il mondo da una categoria di soggetti che giudica non meritevoli di vivere, oppure pericolosi per la società: prostitute, omosessuali, minoranze etniche, appartenenti a particolari fedi religiose. Sono pragmatici e hanno degli scopi. Il serial killer missionario è detto anche il “Giustiziere”.  I giustizieri hanno un altissimo e personale senso del bene e del male.
  • I Dominanti hanno il controllo totale sulla vittima. L’umiliazione e la denigrazione di qualcuno che non può o non riesce a ribellarsi dà a questo killer il senso di onnipotenza. Questa gratificazione però è di breve durata, quindi la ricerca di nuove vittime sarà praticamente d’obbligo. Questo killer si ferma solo quando viene catturato o ucciso.
  • Gli Edonisti agiscono per tornaconto. La gratificazione dell’omicidio deriva non solo dal piacere di uccidere, ma anche dal guadagno personale che proviene dalla morte della vittima. Ad Esempio: le vedove nere, quelle donne che uccidono vari mariti (generalmente col veleno) per intascarne i soldi. Agisce per piacere sessuale, sesso e morte sono strettamente legati. La sessualità emersa durante l’aggressione, la tortura, la mutilazione e il cannibalismo costituisce un’esperienza di erotismo estremo.
  • I Lussuriosi usano spesso le stesse tecniche, sia nel compiere gli omicidi, sia nello scegliere le vittime (spesso molto simili fisicamente) sia nel dover scegliere il luogo del crimine, quasi sempre lo stesso
  • I Viaggiatori si spostano continuamente o comunque di frequente. Sceglie hotel e ristoranti non troppo in vista e paga spesso in contanti. Le sue vittime di solito sono occasionali, non le studia per molto, ma non sono comunque scelte a caso. Lascia solitamente delle tracce sulle scene del crimine.
  • I Cecchini sono rari, non vi è un profilo standard, ma si conviene su alcuni punti. Sono sempre maschi, generalmente tra i 30 ed i 40 anni, spesso con esperienza nelle forze dell’ordine o nell’esercito. Contattano sempre la polizia o i media, sia per vantarsi che per rivivere l’esperienza. Se colpisce da vicino può essere un sadico, sparando a distanza devono considerare la forza e la direzione del vento ed hanno bisogno di una visuale ampia. Fanno prima dei sopralluoghi per scegliere il posto più idoneo per piazzarsi. Solitamente sono sociopatici molto intelligenti, affetti da narcisismo e paranoia. Non ammettono gli errori ed attribuiscono i loro difetti e sbagli ad altri. Si esercitano in modo ossessivo e portano quasi sempre con loro un’arma.
  • Il Serial killer Cannibale dà spazio ad una forma di incorporazione. Il cannibale fa spazio dentro al suo stomaco. Incorporare dentro di se l’altra persona. La passione più grande è mangiare la vittima cosi da essere per sempre sua.
  • Gli Angeli della morte sono detti anche angeli della misericordia, sono i serial killer che agiscono in ambito medico. Commettono i loro omicidi iniettando sostanze letali ai pazienti di cui si prendono cura e, anche se dichiarano di agire convinti di liberare le loro vittime dalle sofferenze, in realtà sono mossi dal desiderio di decidere della vita e della morte altrui, come prova il fatto che buona parte delle loro vittime siano in condizioni di salute non gravi al momento dell’omicidio. Le vittime variano in base al compito che svolgono, ma spesso sono neonati, bambini, anziani o invalidi. A volte questi criminali non uccidono i loro pazienti, ma li mettono deliberatamente in pericolo per poi salvarli e guadagnare l’ammirazione dei colleghi. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne, spesso affette da disordini mentali, quali disturbo borderline di personalità o sindrome di Münchausen per procura, ma non mancano angeli dalla morte di sesso maschile.
  • La maggior parte dei serial killers donne rientra nella categoria Vedove Nere che agiscono in modo simile al ragno che ha ispirato la loro denominazione: sposano uomini ricchi e, dopo essersi appropriate delle loro proprietà, li uccidono, solitamente avvelenandoli o simulando degli incidenti domestici. A volte uccidono anche i loro figli, dopo aver stipulato delle assicurazioni sulle loro vite.

Nel mondo del crimine, spesso, sentiamo parlare di “Modus operandi”. Spiegaci nel dettaglio cosa significa.

Nella fase iniziale detta “aurorale”, il killer gradualmente si ritrae dalla realtà, se ne distacca, elaborando fantasie sempre più precise e articolate, che lo spingono all’azione, attraverso una successiva fase, ossia quella di puntamento, di mirino, tacca di mira. L’assassino è alla ricerca della sua preda, su un terreno che studia con attenzione. Concentrato, determinato, si trasforma in un predatore letale. Ne consegue una terza fase, quella detta seduzione che avviene attraverso l’approccio con la vittima, che viene appunto prima sedotta, ne conquista la fiducia, poi ingannata e successivamente sopraffatta. Avviene la fase della cattura. La vittima è totalmente controllata dal suo aggressore, il killer deve agire con rapidità. La fantasia può trovare la sua rappresentazione, attraverso la fase omicidi aria. Momento di elevata eccitazione, l’omicidio può avvenire con modalità fortemente simboliche, rimandando a situazioni di grande impatto vissute magari in un periodo legato alla sua infanzia. Costituisce nello stesso tempo uno “scarico” emotivo e sessuale. Nella fase totemica, il serial killer cerca di protrarre più a lungo possibile il piacere derivato dall’uccidere. Ecco quindi il fotografare, lo smembrare, gli atti cannibali, l’impossessarsi di parti del corpo o oggetti della vittima considerati come trofei. Dalla fase massima di eccitazione segue una fase depressiva. Questa fase  subentra non appena l’illusione svanisce e il piacere viene meno. L’assassino realizza che nulla è cambiato nella sua vita, l’onnipotenza assaporata nel disporre della vita e della morte della vittima ha lasciato spazio alla sua profonda inadeguatezza, all’impossibilità di colmare l’abisso della propria solitudine.

Perchè si commettono crimini? E’ possibile capirlo?

La firma coincide con il “perchè”, ossia perchè una persone commette un crimine? Comprende tutto ciò che l’assassino seriale deve mettere in atto per raggiungere il completo “appagamento”. Si tratta di comportamenti che non sono necessari per l’attuazione del crimine, ma soddisfano un bisogno psicologico del criminale. In pratica, la firma del killer è una combinazione personale di modus operandi e rituale. Può essere, per esempio, una messa in posa particolare del cadavere, oppure l’asportazione di parti di esso rappresenta la concretizzazione nella realtà delle fantasie di sesso, morte e violenza che il serial killer ha immaginato “vivendo” nella sua mente l’atto omicidiario ed è strettamente legata al movente del soggetto.

Un omicidio è premeditato? Cosa pensa un serial killer prima di compiere le sue azioni?

I bisogni psicologici possono dare origine a qualsiasi tipo di fantasia capace di stimolare e produrre un elevato piacere. I serial killer iniziano spesso fantasticando circa l’assassinio. Le loro vite immaginarie sono molto ricche ed essi fantasticano in modo compulsivo, di dominare e uccidere le persone, spesso con elementi molto specifici della fantasia omicida che diverranno evidente nei loro crimini reali. In molti casi, la messa in scena è importante quanto l’uccisione. Le motivazioni psicologiche dei serial killer possono essere estremamente diverse, ma in buona parte dei casi sono legate a pulsioni verso l’esercizio del potere, o a pulsioni sessuali, soprattutto con connotazioni sadiche. Sensazione di inadeguatezza e da un basso livello di autostima, livello socio economico culturale basso. Attraverso il crimine per il serial killer si costituisce una fonte di compensazione, dalla quale trarre una sensazione di potenza, di riscatto sociale. Queste sensazioni possono derivare sia dall’atto omicida in sé che dalla convinzione di poter superare in astuzia la Polizia. Le fantasie producono, ritualità e serialità del comportamento sulla scena del crimine e sulle vittime attraverso le emozioni positive ed il piacere che sono in grado di suscitare il cosi detto “rinforzo positivo”.