Via d’Amelio, il messaggio del sindaco di Campobasso nel 30° anniversario

Un filo di dolore e sgomento tiene insieme, nella nostra memoria personale e collettiva, ciò che accadde prima il 23 maggio 1992 a Capaci e quello che si ripete il 19 luglio del medesimo anno a via D’Amelio a Palermo.

Lo stesso identico fragore, lo stesso boato, la stessa ingiustizia e i medesimi artefici, privarono della vita uomini e donne che con precisa consapevolezza e per scelta, avevano deciso sin dal principio da quale parte schierarsi e combattere, ovvero dalla parte della giustizia, della libertà e dello Stato.

Oggi, nel 30° anniversario dell’attentato di via D’Amelio, nel quale persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, quello stesso fragore da combattere è diventato il silenzio nel quale si rischia di lasciar cadere tutto, i nomi dei colpevoli come le motivazioni che portarono alla terribile stagione del 1992.

Non si tratta solo di ribadire l’importanza della memoria di questi uomini e queste donne strappate con crudeltà e vigliaccheria ai loro cari e al nostro Paese, bensì si tratta di continuare a chiedere giustizia e verità, ovvero ciò su cui una nazione democratica come la nostra, deve poggiare le sue basi a garanzia del bene comune.