Festival del cinema spagnolo, i film in programma oggi 19 luglio

Ecco il programma della seconda giornata del Festival del cinema spagnolo:

Ore 19 – Hugo in Argentina di Stefano Knuchel, 2021, 97′ – Svizzera. Con Giancarlo Giannini

Figlio di un militare di carriera, il disegnatore Ugo Eugenio Prat (1927-1995), più noto come Hugo Pratt, cresce tra Venezia e l’Etiopia, perché il padre è arruolato nella polizia dell’Africa italiana. Esordisce nel disegno alla fine della Seconda guerra e dopo il ritorno in Italia, su invito dell’editore Cesare Civita, fondatore della Editorial Abril, seguendo altri fumettisti italiani approda nel 1949 a Buenos Aires, in pieno peronismo.

In città resterà fino al 1962, sfuggendo alla violenza dell’imminente dittatura, diversamente da Héctor Germán Oesterheld, l’amico sceneggiatore e creatore, tra gli altri, dei fortunatissimi “Sgt. Kirk” e “L’eternauta”, nonché della casa editrice Frontera. In Argentina Pratt trova una cerchia di spiriti affini, l’amore di una vita, la paternità, occasioni di esplorazione (le pampas, la Patagonia, il Brasile), molte opportunità di lavoro (Ernie Pike, Anna della giungla) e didattiche nel campo del fumetto (alla Escuela Panamericana de Arte, tempio del dibujo, il disegno animato).
Prima ancora, un’intensa passione per le feste private e la vita notturna, tra il jazz, il tango di Gardel e la malavita al barrio portuale La Boca. Avventure lisergiche, frequentazioni cosmopolite e spericolate e malinconie da cui si sente naturalmente attratto e che pervadono i suoi disegni.

Sceneggiato dal regista Stefano Knuckel e dallo scrittore Marco Steiner, collaboratore di Pratt nell’ultima fase produttiva, Hugo in Argentina è la seconda parte di un’ideale trilogia aperta da Hugo en Afrique, presentato alla Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti nel 2009. Affascinato fin da ragazzino dalla figura di Corto Maltese, marinaio apolide e disincantato, il personaggio prattiano più conosciuto e sorta di alter ego di Pratt (“aveva una relazione folle con la vita”) Knuckel indaga il suo oggetto d’amore con un film lirico, amoroso e documentatissimo, immersione multiforme nella sensibilità di un anarchico puro, affidandosi ad archivi storici e a testimonianze dirette e indirette. Un’affascinante alternanza, spesso in split screen, di immagini soprattutto private (coproduce Cong, società svizzera che controlla e promuove l’opera di Pratt) che scaraventa lo spettatore nel mezzo dell’esperienza sudamericana, parallelamente rievocata da alcune persone a lui intimamente legate: l’amico e pittore Oscar Smoje, Martín Oesterheld (regista e nipote di Héctor), Martina Pratt, una dei due figli avuti da Gucky Woderer, il disegnatore Gianni Dalfiume, il decoratore Gustavo Ferrari, Gisela Dester, illustratrice e assistente nonché grande amore di Pratt.

Ore 21.30 – Competencia oficial di Mariano Cohn e Gastón Duprat, 2021, 114′ – Spagna-Argentina. Con Penélope Cruz, Antonio Banderas, Oscar Martínez, José Luis Gómez, Nagore Aranburu, Irene Escolar, Manolo Solo, Pilar Castro, Koldo Olabarri. 

Alla ricerca di riconoscimento e prestigio sociale, un uomo d’affari miliardario decide di fare un film che lasci il segno. Per riuscirci, assume i migliori: un cast stellare formato dalla famosa regista Lola Cuevas e da due rinomati attori, entrambi di enorme talento, ma con un ego ancora più grande: Félix Rivero, attore hollywoodiano, e Iván Torres, illustre interprete del teatro radicale. Entrambi delle leggende, ma non proprio in buoni rapporti. Attraverso una serie di sfide sempre più eccentriche lanciate da Lola, Felix e Iván devono confrontarsi non solo l’un l’altro, ma anche con il loro lascito artistico.

Dopo il brillante e intelligente Il cittadino illustre, sul mondo della letteratura, i due filmmaker argentini prendono la mira direttamente sul mondo del cinema, armati di bisturi e senza guanti. Si comincia con un’esilarante sessione di lettura del copione, perfetta introduzione ai caratteri dei personaggi principali: abbronzato, volgarotto, apparentemente vanesio il Félix di Antonio Banderas, che flirta con Hollywood e innamora ogni minuto una femmina diversa; intellettualoide, moralista, cultore della parola anziché dell’immagine, l’Ivàn Torres di Oscar Martinez, vecchia gloria del teatro (il sipario è spesso lo sfondo delle inquadrature che lo riguardano) oggi convertitosi alla pratica frustrante ma necessaria della trasmissione del suo sapere artistico tramite l’insegnamento. Ivàn e Félix non si stimano e non si sopportano, ma hanno una cosa in comune: si prendono entrambi esageratamente sul serio. Il loro ego è senza fine. Ammezzerebbero per primeggiare. La ciliegina sulla torta? Lola, la regista, non è da meno: per tirar fuori dai suoi due modelli la performance migliore che sono in grado di offrire è disposta a tutto, e li provoca e li manipola in ogni modo, gettando benzina sul fuoco della loro già incendiaria rivalità.