Viaggio nella criminologia. Il sangue e le sue inequivocabili tracce

Quando avviene un crimine ci sono sostanze che parlano, rivelano informazioni spesso decisive in un’indagine. Una di queste è il sangue, le cui tracce, spesso invisibili all’occhio nudo, si rivelano determinanti per trovare soluzioni celate. Continua il viaggio nel mondo della criminologia attraverso una serie di riflessioni che facciamo insieme a Daniele Acquasana, assistente sociale impegnato in ambito giudiziario (Ufficio di esecuzione penale esterna di Pescara e tribunale di Sorveglianza di Campobasso).

Le tracce ematiche rappresentano uno degli elementi chiave per gli inquirenti. Quando si riescono ad osservare ad occhio nudo, senza l’ausilio di particolari strumenti, possono da subito rivelare indicazioni importanti. Contano grandezza, posizione, forma, colore, distanza dall’ipotetica sede dell’evento criminoso. Ma il passaggio che valida ulteriormente le informazioni è sicuramente quello scientifico. E oggi la tecnologia mette a disposizione degli esperti strumenti di rilevazione all’avanguardia.

“Col termine Bloodstain Pattern Analysis  – ci spiega Acquasana – ci riferiamo all’esame di forma, posizione  e raggruppamento delle macchie di sangue. Ha lo scopo di fornire un’interpretazione degli eventi fisici che hanno dato luogo alla loro origine e di permettere la ricostruzione di una presunta dinamica delle varie fasi di un evento delittuoso: è necessario considerare tutti gli elementi oggettivi desumibili dalla scena del crimine. Le tracce di sangue analizzate sulla scena di un evento criminoso possono trovarsi su varie superfici: dai vestiti al corpo della vittima a quelli dell’aggressore; dalle superfici di una stanza (pavimento, mura, soffitto) a quelle di mobili e letti; fino alle vie di fuga delle mattonelle del pavimento o ai tubi di scarico di lavandini o sanitari. Possono essere all’interno della canna dell’arma da fuoco che è servita per un’esecuzione o un suicidio oppure su tutti i tipi di superfici se l’aggressione è avvenuta in un’area all’aperto.

La disposizione delle tracce di sangue sulla scena del crimine può essere usata per confermare o escludere affermazioni fatte dagli autori del reato. I confronti sono molteplici: si vede se le macchie di sangue sui vestiti del sospettato coincidono con le sue affermazioni riguardo a ciò che è accaduto, se le macchie di sangue sulla vittima o sulla scena del crimine coincidono con le dichiarazioni dei testimoni o del sospettato, se ci sono tracce di lotta (sangue sparso, sangue strisciato). Inoltre durante le indagini bisogna osservare bene il corpo e la posizione della vittima (in piedi, seduta, sdraiata).

Nei fatti di reato particolarmente gravi come gli omicidi ulteriori elementi significativi possono emergere dallo studio delle tracce ematiche con particolare riferimento alla loro morfologia ed alla loro dislocazione sul teatro delittuoso. Possono depositarsi su una varietà di superfici, in base alle quali assumere conformazioni diverse. Lo studio di tali tracce non è meramente fisico e geometrico, ma anche e soprattutto logico. E trova fondamento pertanto nella statistica. Utilizzando delle funzioni trigonometriche è possibile determinare l’angolo di impatto per ogni singola goccia di sangue; misurando accuratamente lunghezza, larghezza, impatto e direzione si potrà raggiungere anche  la sua origine”.

Le tracce di sangue sono soggette a raggruppamenti tipologici. Possono essere ad esempio passive, trasferite o proiettate. “Quelle passive sono gocce create o formate dalla sola forza di gravità, contano la configurazione del gocciolamento, le pozze e i coaguli. Poi ci sono le tracce di sangue proiettate: zampillo/getto arterioso, macchie di sangue da caduta, spruzzo da impatto ad esempio generato da una coltellata a bassa, media, alta velocità, oppure generato da uno sparo. Infine le macchie di sangue trasferite sono quelle da sanguinamento a contatto, colpo o macchia, strofinamento, imbrattamento. In questo caso le gocce di sangue sono trasferite da una scena del crimine ad un’altra, tra una parete e l’altra, tra un ambiente all’altro, ad esempio l’impronta insanguinata di una scarpa o di una mano, una superficie sporca di sangue entra in contatto con una seconda superficie pulita”.

Insomma ogni scena esito di un crimine parla moltissimo, come più volte ribadito da Acquasana e da chi si occupa di questi argomenti. Il sangue, che tra gli elementi che cadono sotto gli occhi degli esperti davanti ad un delitto è sicuramente quello più impattante a livello emotivo. Ed è anche il compagno fidato di chi deve dipanare una brutta matassa, perché più di ogni altro elemento distribuisce segni spesso inequivocabili ed elargisce informazioni che il più delle volte portano alla svolta.